4° Convegno Internazionale di Micotossicologia
6 -7 Dicembre 2007 - Trento
"Avvelenamenti o danni igienico-sanitari
provocati da funghi superiori: aggiornamenti
sulla sintomatologia e confronto di esperienze"
PROGRAMMA 6 dicembre
INTOSSICAZIONI DA FUNGHI SUPERIORI:
AGGIORNAMENTI ED ESPERIENZE A CONFRONTO
Ore 8.30 Registrazione
Ore 9.00 SALUTO DELLE AUTORITÀ
APERTURA DEI LAVORI: L. Villa (Agrate MI)
Moderatori: T. Della Puppa (Milano) - D.
Acquarone (Berlino - D)
9.30 - 10.00 M. Donini (Trento) - Le intossicazioni
da funghi nella Provincia Autonoma di Trento
Riassunto: Nel 1998, la Giunta Provinciale di Trento
fornisce le direttive per l'attuazione della
Legge 23 agosto 1993, n. 352; viene istituito
il Centro Provinciale di Controllo Micologico,
che fra i vari compiti ha anche quello di
consulenza ed intervento in occasione di
presunti casi di intossicazione. Nella relazione
vengono presentati i dati disponibili dell'ultimo
ventennio, ma è solamente a partire dal 1999
che il nuovo organismo istituito presso l'Azienda
Provinciale per i Servizi Sanitari consente,
grazie alla reperibilità micologica svolta
nei mesi estivi, di stilare una mappa completa
dei casi di intossicazione da funghi nella
Provincia Autonoma di Trento. Le informazioni,
elaborate in base alla frequenza registrata
e alla gravità degli episodi, si rivelano
un valido strumento di prevenzione e un'ottima
occasione di confronto. L'analisi dei dati
evidenzia che in Trentino gli avvelenamenti
più importanti sono causati dalla ingestione
di Cortinarius speciosissimus e Tricholoma
pardinum, esito atteso se si considera la
diffusione delle due specie su tutto il territorio.
L'autore, grazie ad una pluriennale esperienza,
presenta quindi l'approccio più consono al
raggiungimento di una diagnosi corretta in
tempi adeguati. L'esame di eventuali residui
del pasto è sempre il primo passo per la
determinazione di eventuali funghi velenosi.
Nelle intossicazioni da Cortinarius speciosissimus
la sindrome provocata orienta già sulla specie
responsabile; tale ipotesi sarà confermata,
oltre che dall'esame macro-microscopico,
dal test di Pöder. Nelle intossicazioni da
Tricholoma pardinum i sintomi causati non
sono altrettanto incriminanti e l'esame macro
e microscopico sui resti di cibo sarà determinante.
Abstract: In 1998, the Council of the Province of
Trento issued the directives in execution
of Law 23 August 1993, n. 352 and the Provincial
Center for Mycological Controls was founded,
that among several tasks, also had to give
assistance in cases of presumed poisoning.
The report shows the available data on the
last two decades, but it is only since 1999
that the new Center founded by the Provincial
Office for Health Services is able, thanks
to the mushroom picking activity in the summer
months, to write a complete map of the cases
of mushroom poisonings in the Independent
Province of Trento. The data, elaborated
on the basis of reported frequency and case
seriousness, are a reliable instrument for
prevention and a good opportunity for comparison.
The data analysis shows that in the Trentino
Region the most serious poisonings are caused
by the ingestion of Cortinarius speciosissimus
and Tricholoma pardinum, which is not an
unexpected result considering that the two
species are very easily found in the area.
The author, thanks to a long experience over
the years, introduces a more successful approach
to attain a correct diagnosis in the shortest
time. The analysis of food remnants is still
the first step for the determination of possible
toxic fungi. The poisoning syndrome provoked
by Cortinarius speciosissimus immediately
identifies the responsible species; this
hypothesis is confirmed by macro-microscopical
analysis and by the Pöder test. The poisoning
symptoms caused by Tricholoma pardinum are
not equally evident and the macro-microscopical
analysis is essential.
10.00 - 10.30 P. Zilker (Monaco) - Sindromi
falloidee in Germania: casistica e terapia
10.30 - 11.00 L. De Haro (Marsiglia) - Intossicazioni
da funghi: la situazione in Francia
Mushroom intoxications: situation in France
with discovery of new syndromes.
Riassunto: L'abitudine crescente di mangiare funghi
selvatici ha condotto ad un aumentata incidenza
di intossicazioni da funghi in Francia fin
dagli ultimi anni '80. Come in tutto gli
altri paesi europei, la maggior parte degli
eventi letali è dovute a specie contenenti
l'amatossina, una tossina all'origine di
epatocitolisi fulminanti. Comunque, le intossicazioni
più frequenti sono dovute a funghi meno pericolosi
con una comparsa dei sintomi più precoce
entro 6 ore. Alcuni nuove sindromi da intossicazioni
fungine sono state descritte in Francia fin
dai primi anni '90. In queste sindromi i
sintomi compaiono generalmente a oltre sei
ore dall'ingestione del pasto.
La prima sindrome è la quella causata da
Amanita proxima, in cui si osserva una tubulopatia
renale acuta. A. proxima è un fungo raro
che cresce in un'area molto limitata nel
sud della Francia. Il danno renale appare
prima e non ha la stessa prognosi infausta
della sindrome orellanica, in cui qualche
volta può essere anche necessario un trattamento
dialitico per alcuni giorni. Spesso si osserva
una citolisi epatica moderata, ma questo
fatto non cambia la prognosi. Questa sindrome
è stata notata per la prima volta in Francia
nel 1992, e poi in Spagna ed in Italia. Nello
stesso periodo, una sindrome simile è stata
descritta negli USA ed in Canada con Amanita
smithiana e in Giappone con Amanita pseudoporphyria. Una seconda sindrome, denominata eritromelalgia,
è stata inizialmente descritta nel tardo
XIX secolo in Giappone ed in Corea del Sud
con Clitocybe acromelalga e dal 1996 in Francia
e dopo in Italia con Clitocybe amoenolens.
Il quadro clinico è caratterizzato dall'insorgenza
24 ore dopo il pasto di parestesie e da un'intensa
sensazione di dolore urente alle estremità
con eritema ed edema locale. Le tossine responsabili
sono probabilmente gli acidi acromelici,
identificati in entrambe le specie.
La terza sindrome è stata descritta, quando
sono stati segnalati diversi casi dei rabdomiolisi
massiccia dal 1993 in Francia e dal 2001
in Polonia dopo ingestione di grandi quantità
di una specie fino allora ritenuta commestibile
e preziosa, il Tricholoma equestre.
Questi casi dei rabdomolisi erano associati
a complicazioni respiratorie e cardiache
(miocardite), potenzialmente letali. Infine, sono stati osservati diversi casi
di atassia cerebellare e confusione dopo
l'ingestione di marasche crude o non abbastanza
cotte (del genere Morchella). Un indagine
nazionale è stata attualmente condotta nei
centri antiveleno francesi, per aumentare
la conoscenza su questa tossicità sconosciuta.
Conclusione: Diverse nuove sindromi sono
state descritte nelle ultime decadi. Sono
tutte caratterizzate da un processo citotossico
e da un esordio dei sintomi piuttosto ritardato.
Un'ulteriore comprensione ed un miglior monitoraggio
terapeutico dei pazienti possono essere raggiunti
solo dopo aver attraversato alcuni dei seguenti
stadi: descrizione di una nuova entitá clinica;
identificazione della specie responsabile
(il ruolo importante dei micologi…); dimostrazione
sperimentale della sua implicazione; isolamento
delle tossine e studio del loro meccanismo
di azione. Una collaborazione pluri-disciplinare
tra tossicologi clinici e micologi è quindi
necessaria.
Abstract: The growing popularity of eating wild mushrooms
has led to an increase in the incidence of
mushroom poisonings in France since the end
of the 1980s. As in all other European countries,
most fatalities are due to amatoxin-containing
species at the origin of fulminant hepatocytolysis.
However, the most frequent intoxications
are due to less dangerous mushrooms at the
origin of early syndromes characterised by
an onset shorter than 6 hours. Several new
mushroom poisoning syndromes have been described
in France since the early 1990s. In these
syndromes the onset of symptoms generally
occurs more than six hours after the ingestion
of the meal. The first one is the syndrome
induced by Amanita proxima in which acute
tubulopathy is observed. A. proxima is a
rare mushroom which grows in a very limited
area in Southern France. The renal failure
appears earlier and does not have the same
bad prognosis as the orellanine induced syndrome
even dialysis treatment is some times necessary
during few days. A moderate hepatic cytolysis
is often observed but does not change the
prognosis. This syndrome was first observed
in France in 1992, and then in Spain and
Italy. At the same period, a similar syndrome
was described in the USA and Canada with
Amanita smithiana and in Japan with Amanita
pseudoporphyria. A second syndrome called
erythromelalgia has initially been described
as the late 19th century in Japan and South
Korea with Clitocybe acromelalga, and since
1996 in France and then in Italy with Clitocybe
amoenolens. The clinical feature is characterised
by the development 24 hours after the meal
of paraesthesias and intense sensation of
burning pain in the extremities with erythema
and local swelling. Responsible toxins are
probably acromelic acids identified in both
species. The third syndrome was described
when several cases of massive rhabdomyolysis
have been reported since 1993 in France and
2001 in Poland after ingestion of large amounts
of and edible and, until then, valuable species
called Tricholoma equestre. These cases of
rhabdomyolysis are associated with respiratory
and cardiac (myocarditis) complications leading
possibly to death. Finally, several cases
of cerebellar ataxia and confusion have been
observed after ingestion of raw or not enough
coked morels (genus Morchella). A national
survey is actually performed in the French
poison centres Net in order to increase the
knowledge about this unknown toxicity. Conclusion
: Several new syndromes have been described
in the last decades. They are all characterised
by a cytotoxic process and a rather long
delay for the onset of the symptoms. Further
understanding and improvement of therapeutic
monitoring for patients can only be obtained
after going through several stages including
: description of a new clinical entity; identification
of the responsible species (important role
of the mycologists…); experimental demonstration
of its implication; isolation of the toxins
and exploration of their mechanism of action.
A pluri-disciplinary collaboration including
clinical toxicologists and mycologists is
thus necessary.
11.00 - 11.30 Coffee-break - Posters
11.30 - 12.00 P. Moro - Assisi (Milano) -
Le intossicazioni da funghi in Italia: problematiche
diagnostiche e terapeutiche
Riassunto: Le intossicazioni da funghi in Italia sono
un problema rilevante sia per il numero di
casi sia per la gravità delle manifestazioni
cliniche. Le richieste di consulenza tossicologica
per intossicazioni da funghi o sospette tali,
pervenute al CAV di Milano in 10 anni di
attività (1996-2006), sono state 9.586, di
cui 7.766 casi clinici.
Spesso, la singola consulenza sottendeva
la presenza di più commensali, per questo
il numero reale dei pazienti coinvolti è
maggiore a quello rilevato.
In 2.318 casi i pazienti hanno presentato
manifestazioni cliniche gastrointestinali
con una latenza superiore alle 6 ore dall'ingestione,
che ha fatto sospettare un'intossicazione
da funghi contenenti amatossine. I decessi
registrati in questo gruppo sono stati 22,
sono stati sottoposti a trapianto di fegato
9 pazienti; mentre tutti gli altri sono stati
dimessi dopo, in media, 7 giorni dall'ingresso
in ospedale.
Al CAV di Milano, nella stagione 2006, tramite
un follow-up, è stato effettuato uno studio
con l'obiettivo di valutare l'efficacia degli
strumenti diagnostici e terapeutici, in acuto.
Dal 1/09 al 15/12/2006, su un totale di 492
casi con problematiche cliniche determinate
dall'ingestione di funghi, è stato estrapolato
un campione di 343 casi che in base alla
clinica è stato suddiviso in 3 sottocampioni:
a) 284 con soli disturbi gastrointestinali,
b) 26 con epatite acuta evoluta in 4 decessi
ed 1 trapianto e 4 insufficienze renali croniche,
c) 29 con manifestazioni neurologiche o altro. Con questo studio si è verificato sia la
disponibilità degli strumenti diagnostici,
come l'esame micologico (effettuato solo
nel 32% dei casi) e il dosaggio dell'amanitina
urinaria, oltre al tempo di latenza dei disturbi
e l'entità degli stessi.
E' stata anche valutata la fattibilità degli
interventi terapeutici suggeriti e la conseguente
compliance clinica.
Riguardo alle specie fungine coinvolte nelle
intossicazioni a breve latenza, in questo
studio è emerso un dato molto interessante,
nel 45,4% dei casi (129 pazienti), è stata
individuata come responsabile, una specie
commestibile, rappresentata soprattutto dal
genere Boletus (48,8%).
La nostra esperienza clinica diretta ci consente
di affermare che nelle intossicazioni da
funghi è di fondamentale importanza una corretta
diagnosi, soprattutto, quando si tratta di
amatossine, in quanto il precoce inizio della
terapia più adeguata rappresenta il reale
salvavita per i pazienti, dato che al momento
non si può contare sull'uso razionale di
nessun antidoto.
Abstract: Mushroom poisonings are still an important
problem in Italy, due to the amount of cases
and the severity of clinical manifestations.
Between 1996-2006, the Poison Control Centre
(PCC) of Milan received 9.586 calls for suspected
mushroom poisonings and 7.766 clinical cases
were collected.
It's likely that poisoned patients had been
much more, because frequently more relatives
or friends had eaten the same mushrooms,
but not all of them were admitted together
at the same hospital and not all of the physicians
called a toxicologist.
An amatoxin poisoning was suspected in 2.318
patients who presented onset of symptoms
after more of six hours postingestion: 22
patients died and 9 were liver transplanted.
A study to assess the availability of diagnostic
aids, the compliance with the protocol of
treatment suggested and the fungine species
involved was conducted in Autumn 2006.
Among 492 cases of suspected mushroom poisonings
collected between 1/09 -15/12/2006 a follow
up could be perfomed in 343 patients: symptoms
occurred within six hours postingestion in
254 cases, after six hours in 89 cases; 284
patients showed only gastrointestinal symptoms;
29 presented other symptoms; 30 showed liver
(26 patients) or renal impairment (4 patients):
4 patients died, 1 was liver transplanted
and 4 had chronic renal insufficiency.
The urinary amanitin analysis was recommended
for 47 patients, but it was performed only
for 34 of them. The mycological examination
of the remaining mushrooms was made in 110
poisonings (32%) and showed up an unexpected
result: 129 patients (45,4%) among the 284
who showed only gastrointestinal symptoms
had eaten an edible mushrooms; 62 Boletus,
22 Armillaria, 11 Macrolepiota were found,
34 mixed edible fungi.
12.00 - 12.30 G. Sassi (Lugano) - Flammer
(Zurigo) - Intossicazioni da funghi in Svizzera:
sistema di prevenzione nazionale
Riassunto: I casi di intossicazione grave da funghi
in Svizzera negli ultimi 20 anni sono diminuiti
in modo notevole, e quelli mortali sono diventati
rari. Negli ultimi tre anni gli unici due
casi mortali verificatisi sono stati a quanto
pare dei suicidi. Nel corso di questi 20
anni in Svizzera si è sviluppato un sistema
di controllo ufficiale dei funghi grazie
al quale tutti i funghi messi in vendita
sia nei commerci come anche sulle bancarelle
dei mercati o venduti privatamente devono
essere stati controllati da un controllore
ufficiale di funghi. Questo ha reso praticamente
impossibile una intossicazione da funghi
velenosi tramite funghi venduti. Per le persone
che invece raccolgono per uso proprio i funghi
si è costituita una rete di controllori volontari
dai quali i cercatori di funghi possono recarsi
per far controllare il raccolto: a seconda
dei Cantoni tali controllori possono essere
stati scelti e incaricati dai Comuni stessi
oppure sono membri di società micologiche
che si sono messi spontaneamente a disposizione.
Tali controllori sono autorizzati (e obbligati)
a sequestrare tutti funghi non commestibili
(sia perché tossici o perché avariati) che
vengono loro sottoposti al controllo. Questa
rete conta ormai centinaia di controllori
sparsi in tutta la Svizzera. Grazie a ciò
possiamo dire che nessuna persona che negli
ultimi anni ha sottoposto a controllo i funghi
raccolti è stata mai intossicata. Tutti i
casi riguardano persone che non hanno fatto
controllare il raccolto. La formazione di
questi controllori si svolge in genere sull'arco
di tre anni e si conclude con un esame federale.
Per migliorare il servizio a livello dei
ricoveri ospedalieri si sono poi formati
degli "esperti in urgenza", istruiti
alla determinazione delle specie incriminate
in un'intossicazione seria e interpellabili
da parte degli ospedali. In tal modo gli
ospedali possono rivolgersi a questi esperti
e riuscire a sapere con più precisione quale
specie è responsabile di un'intossicazione
in modo da iniziare un trattamento più mirato.
Questa collaborazione è vista come necessaria
anche perché i medici ospedalieri, per la
grande maggioranza, non dispongono delle
conoscenze micologiche necessarie per una
distinzione dei vari casi. Grazie a questo
sistema, che va ulteriormente ampliato, si
spera di ridurre ancora i casi di intossicazione
grave. Resta da superare ancora la riluttanza
di parte dei raccoglitori a far controllare
il raccolto, specialmente da parte di persone
di origine straniera, che ultimamente sono
quelle più esposte alle intossicazioni gravi,
per motivi di ordine culturale ed anche per
la differenza tra la flora micologica del
loro paese rispetto alla nostra, che li espone
a pericolose confusioni.
Abstract: In Switzerland, during the last 30 years,
deaths due to mushrooms intoxications have
dropped from 4-5 per year to almost nothing,
and the same happened to poisoning due to
Amanita phalloides and the like. This result
was achieved through a capillary extension
of mushrooms control on all the swiss territory,
control done by inspectors instructed by
VAPKO. This report is showing the training
of inspectors and how this service functions.
It is thanks to this service that death by
poisoning is now very rare.
Discussione
13.00 - 14.30 Pranzo
Pomeriggio
I FUNGHI NELL'ALIMENTAZIONE:
ASPETTI IGIENICO-SANITARI
Moderatori: P. Aureli (Roma) - Kob (Bolzano)
14.30 - 15.00 P. Aureli (Roma) - I funghi
nell'alimentazione
15.00 - 15.30 D. Monteleone (Roma) &
S. Borrello - Principali caratteristiche
regolamentari della nuova normativa sulla
sicurezza alimentare applicata anche al settore
funghi
Riassunto: Dal 1993 il settore alimentare
è stato investito dal susseguirsi di profonde
crisi, quali l'emergenza " contaminazione
da diossina" e "mucca pazza"
che hanno portato a livello comunitario ad
una ristrutturazione dell'assetto normativo
al fine di perseguire il miglioramento della
sicurezza degli alimenti a salvaguardia della
salute del cittadino. Tale riordino normativo,
già avviato a partire dal 1997 con il "libro
verde" e poi successivamente con il
"libro bianco" nel 2000, ha visto
la sua realizzazione nel cosiddetto "Pacchetto
Igiene" che a partire dal 1° gennaio
2006 ha abrogato la normativa verticale di
settore sull'igiene dei prodotti alimentari.
Vengono così sanciti nuovi principi, come
l'importanza della prevenzione a monte anziché
del controllo a valle attraverso una maggiore
responsabilizzazione degli operatori del
settore, il ricorso al principio di precauzione
e all'analisi del rischio nella gestione
delle attività di controllo a medio e lungo
termine, e ne vengono confermati altri come
il sistema di autocontrollo basato sui principi
dell'HACCP nonché l'importanza della rintracciabilità
come strumento per garantire la sicurezza
alimentare.
Nell'ambito del quadro normativo del Regolamento
178/2002 che fissa i principi e requisiti
generali della legislazione alimentare ed
in particolare le responsabilità del produttore
sulla sicurezza degli alimenti, si inseriscono
i nuovi Regolamenti CE 852-853-854-882/2004.
I Regolamenti 852 e 853/2004 stabiliscono
indirizzi generali e fissano gli adempimenti
che competono agli operatori. I regolamenti
854-882/2004 fissano i compiti dell'autorità
pubblica, riguardo in particolare agli accertamenti
rivolte alle verifiche sulle procedure produttive.
I Regolamenti 852-882/2004 sanciscono norme
di carattere generale per tutti gli alimenti,
alimenti di origine vegetale, anche funghi
pertanto, mentre i Regolamenti 853-854/2004
fissano disposizioni specifiche per gli alimenti
di origine animale.
In rapporto alla normativa precedente, nel
settore funghi, non sono interessate dal
provvedimento abrogative la Legge n. 352
del 23 agosto 1993 e il DPR n.376 del 14
luglio 1995. Pertanto rimangono ancora in
vigore le prescrizioni relative a: lista
positiva delle specie commestibili - autorizzazione
comunale alla vendita di funghi freschi spontanei
- ispezione micologica (ASL) di funghi freschi
spontanei - requisiti qualitativi - etichettatura.
La nuova normativa orizzontale, si applica
a tutte le fasi della produzione (coltivazione
o raccolta dei funghi), trasformazione (essiccamento,
taglio, confezionamento, ecc …) distribuzione
(trasporto e vendita), esportazione degli
alimenti.
La produzione primaria (elemento innovativo)
per il settore micologico è rappresentata
da: Coltivazione del fungo o raccolta del fungo
selvatico - Operazioni nell'azienda di produzione
o nel sito di raccolta che non ne alterino
sostanzialmente la natura - trasporto verso
uno stabilimento di lavorazione.
In base al Reg.882/2004 è previsto l'esame
dei sistemi di controllo posti in atto dall'operatore,
quali l'HACCP, le buone prassi igieniche,
le buone prassi di fabbricazione e le corrette
prassi agricole (produzione primaria).
Abstract: Since 1993 the food industry has
been hit by deep crisis, which led to the
rearrangement of the European body of legislation
to achieve higher levels of food safety and
consumers' protection. This reorganization
began with the "Green book" in
1997 and eventually resulted in the so called
"Hygiene package". Regulations
EC 852 and 882/2004 lay down general rules
for all food categories, mushrooms included.
Horizontal provisions are applicable to all
production stages from primary production
up to distribution and export, however Law
n. 352 of 1993 and Presidential Decree n.376
of 1995 are still in force.
15.30 - 16.00 O. Tani (Cesena) - Esperienze
degli Ispettorati Micologici: le realtà locali
Riassunto: Questo progetto si è posto due obiettivi:
censire le specie fungine sospettate di avere
provocato intossicazioni e riconosciute dal
micologo che è intervenuto; verificare se
sono registrate fra queste specie anche quelle
che si consumano per tradizione popolare
in alcune regioni, nonostante siano considerate
tossiche o, quantomeno, non commestibili
nella letteratura più diffusa; recepire ed
evidenziare casistiche micotossicologiche
che si discostano dalle situazioni ricorrenti;
prendere atto quanti Ispettorati Micologici
siano veramente operativi e quanti intervengano
nelle sospette intossicazioni da funghi:
conoscere così anche la loro organizzazione
e, conseguentemente, prendere atto della
situazione in ambito nazionale.
Si è ricercata a tale proposito la collaborazione
da parte degli Ispettorati presenti in tutte
le regioni, in tutto 330. Non esiste una
evidenza nazionale relativa alle intossicazioni
da funghi, il dato si ferma spesso ad alcune
regioni, quindi attraverso le attività degli
I.M. si presumeva di avere dati, evidenze,
verificare ufficialmente quali funghi fossero
stati coinvolti nelle intossicazioni o quantomeno
presunti tali. Da una analisi dei dati si evidenzia una
presenza costante di alcune specie nelle
intossicazioni da funghi, alcune già conosciute,
altre invece, considerate normalmente ottime
commestibili, sono state riscontrate in numerosi
casi, quindi è opportuno stimolare, ricercare
un approfondimento maggiore.
Non figurano invece le specie fungine della
tradizione popolare o, perlomeno, non hanno
incidenze rilevanti, quindi sarebbe opportuno
approfondire se e quando queste diventano
tossiche, in quali condizioni, oppure rivedere
le considerazioni sulla loro commestibilità.
Molti sono gli interrogativi che ci poniamo,
è opportuno una volta conosciuto il dato
statistico, indirizzare la ricerca, spronare
lo studio, impostare verifiche.
La mancata collaborazione attesa, pone in
risalto, fra altre, una considerazione: i
funghi, quali alimenti, le attività connesse
alla produzione, commercializzazione, sommistrazione
degli stessi, ed infine le intossicazioni
che possono provocare, non sono certamente
una priorità in ambito sanitario. E' opportuno
prendere atto quanto siano efficaci le attività
del micologo nell'ambito della prevenzione,
la sistematica collaborazione micotossicologica
alle strutture sanitarie nelle emergenze
e, non ultimo, il riconoscimento di una grande
responsabilità professionale, ancora oggi
negata.
16.00 - 16.30 O. Petrini (Bellinzona) - Motivazioni
scientifiche alla base della normativa europea
sui metalli pesanti negli alimenti
Riassunto: I metalli pesanti si definiscono come elementi
aventi una densità superiore a 5g/cm3. Questi
penetrano nel corpo principalmente attraverso
l'inalazione ed l'ingestione e quest'ultima
rappresenta la principale via di esposizione
nella popolazione umana. Di alcuni di questi,
come ferro, cobalto, rame, manganese, molibdeno,
vanadio, stronzio, e lo zinco, necessita
il corpo umano sotto forma di tracce. Quantità
eccessive di mercurio, piombo o cadmio, ma
anche di ferro, manganese o alluminio possono,
invece, essere tossici per l'organismo e
il loro accumulo nel corpo può portare saltuariamente
a seri avvelenamenti. Mentre l'avvelenamento
acuto per alcuni metalli pesanti, come il
mercurio o il piombo è noto da decadi, gli
effetti dannosi in seguito all'assorbimento
cronico degli altri metalli pesanti sono
diventati di pubblico interesse solo dopo
che metodi analitici hanno reso possibile
di scoprirli anche in quantità minime. In Europa, il regolamento della commissione
(EC) n. 466/2001 dell' 8 marzo 2001 stabilisce
il massimo livello di certi inquinanti nei
generi alimentari, anche dei metalli pesanti.
Secondo il regolamento,"… i massimi
livelli devono essere fissati ad un livello
preciso, ragionevolmente raggiungibile seguendo
le buoni pratiche agricole, della pesca ed
industriali e prendendo in considerazione
il rischio connesso con il consumo del cibo.
Nel caso di inquinanti che sono considerati
cancerogeni genotossici o in casi dove l'esposizione
continuativa della popolazione o di gruppi
vulnerabili della popolazione è vicina alla
o supera la soglia tollerabile, il massimo
livello deve essere fissato ad un livello
così basso che sia ancora ragionevolmente
raggiungibile."
I principi seguiti per fissare livelli massimi
adeguati per i metalli pesanti dovrebbero
basarsi su noti supporti scientifici. Secondo
il codice Alimentarius, il livello massimo
deve essere determinato per quei cibi in
cui l'inquinante può essere trovato in quantità
significative per l'esposizione totale del
consumatore ed egli dovrebbe essere stabilito
in modo da proteggere adeguatamente il consumatore.
I livelli massimi devono basarsi su principi
scientifici fondati ed accettabili a livello
mondiale, da permettere anche il commercio
internazionale.
Le informazioni tossicologiche dovrebbero
includere identificazione, tossicocinetica
e tossicodinamica della sostanza tossica/
delle sostanze tossiche, studi sulla sua
metabolizzazione in uomini ed animali, così
come informazioni sulla sua tossicità acuta
ed a lungo termine ed su altre tossicità
rilevanti. Un consiglio competente tossicologico
integrato relativo all'accettabilità ed alla
sicurezza dei livelli di assunzione, includendo
informazioni su alcuni gruppi della popolazione
particolarmente vulnerabili, è anche di fondamentale
importanza. Questi dati devono essere completati
con delle informazioni sulla presenza dei
metalli pesanti in cibi di valore nutrizionale,
combinati con dati relativi agli alimenti
ingeriti in gruppi di consumatori con media
e massima esposizione, con risultati ottenuti
da studi sulla dieta in generale e con dati
calcolati sul consumo in base a modelli di
consumo alimentare, così come con informazioni
inerenti al consumo in gruppi particolari.
Considerazioni di un commercio equo devono
valutare l'esistenza o la probabilità di
problemi nel commercio internazionale, di
informazioni su regolamenti internazionali,
in particolare i dati e le considerazioni
su cui si basano tali regolamenti. Tutti
questi dati devono essere esaminati in ambito
di una più ampia valutazione del rischio,
che dovrebbe condurre alla determinazione
di livelli di consumo massimi giornalieri.
Abstract: Heavy metals are defined as those elements
with a density higher than 5g/cm3. They enter
the body mainly through inhalation and ingestion,
the latter being the main route of exposure
in the human population. Some of them, such
as iron, cobalt, copper, manganese, molybdenum,
vanadium, strontium, and zinc are needed
in trace amounts by the human body. Excessive
amounts of mercury, lead, or cadmium, but
also iron, manganese, or aluminium, on the
other hand, can be toxic to the organism
and their accumulation in the body may occasionally
lead to serious poisoning. While acute poisoning
by some heavy metals such as mercury or lead
has been known since decades, detrimental
effects after chronic absorption of heavy
metals has become of public interest only
after analytical methods have made it possible
to detect them in very small amounts.
In Europe, Commission Regulation (EC) No
466/2001 of 8 March 2001 sets the maximum
levels in foodstuffs for certain contaminants,
including heavy metals. According to the
regulation,"… maximum levels should
be set at a strict level which is reasonably
achievable by following good agricultural,
fishery and manufacturing practices and taking
into account the risk related to the consumption
of the food. In the case of contaminants
which are considered to be genotoxic carcinogens
or in cases where current exposure of the
population or of vulnerable groups in the
population is close to or exceeds the tolerable
intake, maximum levels should be set at a
level which is as low as reasonably achievable
(ALARA)." The principles to be used
in setting adequate maximum levels for heavy
metals should rely on sound scientific grounds.
According to the Codex Alimentarius, maximum
levels should be set for those foods in which
the contaminant may be found in amounts that
are significant for the total exposure of
the consumer and they should be established
in a way that adequately protects the consumer.
Maximum levels must be based on sound scientific
principles that are acceptable worldwide,
so that international trade is possible.
Toxicological information should include
identification, toxicokinetics and toxicodynamics
of the toxic substance(s), study of its metabolism
by humans and animals, as well as information
about acute and long term toxicity and other
relevant toxicity. An integrated toxicological
expert advice regarding the acceptability
and safety of intake levels, including information
on any population groups which are specially
vulnerable is also of paramount importance.
These data should be complemented with information
on the presence of heavy metals in foods
of dietary significance, combined with food
intake data for average and most exposed
consumer groups, results from total diet
studies and calculated intake data from food
consumption models, as well as with information
on intake by special groups. Fair trade considerations
should evaluate existing or potential problems
in international trade, information about
national regulations, in particular on the
data and considerations on which these regulations
are based. All these data need to be evaluated
in a comprehensive risk assessment that should
lead to the establishment of maximum daily
intake levels.
16.30 - 16.45 Discussione
Moderatori: D. Monteleone - O. Tani
17.00 - 18.30 Tavola Rotonda: Certificazione
per la commercializzazione nelle varie regioni
Abitudini alimentari e modi d'uso delle specie
fungine
PROGRAMMA 7 dicembre
NOVITÀ DI MICOTOSSICOLOGIA
Moderatori: M. Donini (Trento)
9.00 - 9.30 E. Brunelli (Trento) - Sindrome
di Szechwan e Auricularia auricula-judae
Riassunto: Nella relazione Sindrome di Szechwan e Auricularia
auricula-judae, l'Autore illustra sulla base
della letteratura recente l'azione di Auricularia
polytrycha e A. auricula-judae sulla coagulazione
del sangue per effetto delle sostanze contenute
in questi funghi nel ridurre le adesività
e l'aggregazione delle piastrine. Ne consegue
un quadro clinico di diatesi emorragica di
modesta entità, che potrebbe però assumere
rilevanza clinica in rapporto alle dosi consumate
ed in particolari condizioni soggettive.
Nel contempo si riferisce che l'uso di questi
funghi nella cultura cinese è consigliato
in diverse situazioni patologiche e comunque
va considerato un mezzo per allungare la
vita.
9.30 - 10.00 A. Valli (Trento) - Rabdomiolisi
da Russula subnigricans
Riassunto: Nella relazione Rabdomiolisi da Russula subnigricans,
l'Autore Alberto Valli illustra, sulla base
della recente letteratura gli effetti tossici
di Russula subnigricans, fungo di recente
identificazione da parte del micologo giapponese
Hongo. La sua crescita è limitata all'Estremo
Oriente, condivide lo stesso habitat con
Russula nigricans dalla quale poco si differenzia
e che è un fungo largamente raccolto per
il consumo in quanto molto apprezzato da
quelle popolazioni. La rivelazione della
rabdomiolisi che il fungo determina è seguita
infatti a raccolta di Russula subnigricans
scambiata per Russula nigricans.Viene posto
il confronto tra questo quadro e quello determinato
da Tricholoma equestre s.l. Le modalità di
ingestione e i tempi di latenza sono così
diversi per cui anche il tossico in causa
deve essere diverso. Dal fungo sono state
isolate delle sostanze che potrebbero essere
responsabili di questo nuovo quadro clinico
mortale.
10.00 - 10.30 P. Franchina (Verona) - Sindrome
encefalica da Pleurocybella porrigens
Riassunto: Nell'ultimo decennio sono state descritte
in letteratura svariate nuove forme di micetismo
i cui sintomi si manifestano generalmente
dopo 6 ore o più dall'ingestione. Tra queste
la più recente è quella segnalata nel 2004
in Giappone legata all'assunzione di Pleurocybella
porrigens in pazienti con anamnesi positiva
per insufficienza renale. La sindrome è caratterizzata,
dopo una latenza di circa 2-3 settimane,
dalla comparsa di una encefalopatia convulsiva
(edema cerebrale multifocale). Pleurocybella
porrigens è uno dei funghi più comuni e popolari
in Giappone ed è anche coltivato su scala
industriale in strutture dedicate. Il fungo,
chiamato in Giappone "Sugihiratake"
e nei paesi anglosassoni "fungo ad ala
d'angelo", è un basidiomicete che si
sviluppa saprofita su rami o tronchi morti
di conifere di Abies alba e Picea abies.
Presenta un cappello bianco di circa 2,5-10
cm di diametro, a forma di conchiglia, piatto,
carnoso, con una carne bianca e molto sottile.
Le lamelle sono di color bianco avorio, fitte,
adnate o decorrenti su quasi tutto il gambo.
La sporata è bianca. Il gambo talvolta ben
sviluppato, altre volte assente, mostra una
evidente peluria bianca alla base.
Alcuni testi di micologia definiscono il
fungo come commestibile, di sapore grato,
sia pure con un retrogusto di ago di abete.
Ad oggi sono stati segnalati 46 casi di encefalopatia
da Pleurocybella porrigens. La maggior parte
dei pazienti coinvolti presentava insufficienza
renale ed era cronicamente sottoposto a trattamento
emodialitico. I pazienti intossicati presentavano
lievi prodromi, quali malessere generale,
difficoltà di deambulazione e tremori, senza
sintomi gastrointestinali (nausea, vomito
o diarrea); tali sfumati sintomi erano seguiti
a distanza di alcuni giorni da disturbi più
marcati della coscienza e crisi epilettiche
(fino allo stato di male epilettico). Nei
pazienti non si sono osservati segni o sintomi
encefalici da infezione batterica o virale
quali febbre, mal di testa o rigor nucale.
In circa la metà dei pazienti si è dovuti
ricorrere a intubazione endotracheale e a
ventilazione meccanica per deficit respiratorio
da sedazione e impiego di farmaci miorilassanti,
richiesti dalla grave crisi epilettica. I
decessi registrati sono stati complessivamente
15, avvenuti in genere da una settimana a
un mese dall'inizio della sintomatologia.
Per poter spiegare la comparsa dell'encefalopatia
si è ipotizzato che il fungo abbia subito
una mutazione genetica, verosimilmente legata
a fattori ambientali e atmosferici, con conseguente
produzione di sostanze tossiche non ancora
identificate che non verrebbero eliminate
con le urine, producendo un effetto tossico
da accumulo. Esami chimici eseguiti su esemplari
di Pleurocybella porrigens di crescita spontanea
non hanno sinora evidenziato la presenza
di micotossine prodotte da muffe infettanti
i carpofori o di tossine note. Un recente
studio ha dimostrato che in esemplari di
P. porrigens raccolti nei distretti in cui
si sono manifestati i casi di intossicazione
vi è un'alta concentrazione di metaboliti
della vitamina D. Tali sostanze, agonisti
o antagonisti della vitamina D, nei pazienti
con insufficienza renale cronica si accumulerebbero
nel sangue, sviluppando ipocalcemia o ipercalcemia,
situazioni queste che potrebbero determinare
una sindrome encefalica.
Discussione
10.40 - 11.00 Coffee braek
ASPETTI TASSONOMICI E MORFOBOTANICI
Moderatori: M. Floriani (Trento)
11.00 - 11.30 C. Rossi (Bolzano) - Funghi
allucinogeni
Riassunto: Vengono presentati in modo sistematico e
tassonomico le principali specie fungine
che causano un avvelenamento di tipo allucinogeno.
In particolare specie del Genere Psilocybe,
Panaeolus, Conocybe, Gymnopilus e Inocybe.
11.30 - 12.00 P. Nieminen (Finland) - Toxicity
of the Tricholoma equestre complex and similar
effects by other mushroom genera
Riassunto: In passato, il tricholoma giallo ( T. equestre
e T. flavovirens) veniva consumato ed commercializzato
in diversi paesi europei. Nel 2001, Bedry
ed altri, hanno riportato diversi casi di
miotossicità causata da consumi ripetuti
di T. equestre. Lo stesso si osservava in
Polonia (Chodorowski ed altri 2002, 2003)
in casi isolati. Negli studi su topo (Bedry
ed altri 2001) è stata scoperta una relazione
dose-risposta tra i valori plasmatici della
creatina-chinasi (CK) e l'ingestione di estratti
di T. equestre assieme a rabdomiolisi.
Il presente progetto è stato iniziato per
confermare la tossicità sospettata di T.
equestre nei topi e per controllare se altri
funghi possano causare effetti simili. Lo
specie incluse oltre a T. equestre/flavovirens
erano il cantarello (Cantharellus cibarius),
il porcino (Boletus edulis), con un gambo
marrone i boletus (Leccinium versipelle),
il polypore di pecora (Albatrellus ovinus)
e le russule commestibili (una mistura di
Russula xerampelina, R. decolorans, R. vinosa
e R. flava). Anche i funghi coltivati (Agaricus
bisporus, Pleurotus ostreatus e Lentinula
edodes) sono stati esaminati.
Il primo esperimento ha incluso il T. equestre
essiccato e polverizzato a 0, 3, 6 o 9 g/kg
di peso corporeo die per 5 giorni. Anche
prove positive (il P. phenylenediamine a
75 mg/kg/die ) e negative (il B. edulis essiccato
a 9 g/kg/die ) sono state utilizzate. I topi
del gruppo esposto a 9 g/kg/die di T. equestre
hanno mostrato un aumento della CK. Sorprendentemente,
lo stesso è stato scoperto anche per quelli
esposti a 9 g/kg/die di B. edulis. Nello
studio sull'esposizione subcronica i topi
sono stati sottoposti a T. equestre fresco
congelato a 12 g/kg/die per 28 giorni. Oltre
alla miotossicità erano elevati i valori
della bilirubina nel plasma. In istologia,
campioni cardiaci hanno mostrato un'infiltrazione
linfocitaria pericardica, mentre rimanevano
invariati il muscolo scheletrico, il rene
ed i campioni epatici.
Le prove relative ad altre specie fungine
hanno prodotto un aumento di CK e transaminasi
nel plasma in topi esposti a 3-9 g di funghi/kg/die,
ma la dose richiesta variava a seconda della
specie fungina. Gli effetti più evidenti
sono stati causati dalle russule con un effetto
di dose-risposta sull'attività delle CK nel
plasma. Risultati preliminari hanno mostrato
nei funghi coltivati un'aumentata attività
di CK nel plasma causata da L. edodes, transaminasi
aumentati dovuti a P. ostreatus e livelli
di bilirubina plasmatici più alti in seguito
al consumo di A. bisporus.
Mentre il consumo di T. equestre sembra essere
potenzialmente pericoloso, i topi hanno reagito
nei confronti all'esposizione in maniera
molto individuale con attività di CK invariate
addirittura nel gruppo con la maggiore dose
di esposizione. Gli effetti sembrano aumentare
in seguita ad un'esposizione prolungata come
si vede nelle scoperte patologiche sui campioni
cardiaci. La possibilità che l'attività di
CK aumentata in parte derivi dal muscolo
cardiaco non può sfuggire. Le recenti raccomandazioni
delle Autorità italiane, francesi ed spagnoli
proibiscono l'uso commerciale di T. equestre.
La sensibilità individuale agli effetti tossici
dei tricholomi può variare e perciò il consumo
di T. equestre non può essere considerato
sicuro con certezza. Effetti simili sono
stati causati da specie notoriamente commestibili;
l'effetto non è necessariamente specifico
di T. equestre, ma può essere condiviso da
specie di diversi tipi fungini. Inoltre,
la diversità tassonomica del complesso T.
equestre dovrebbe essere valutata ed le diverse
forme esaminate per una loro eventuale miotossicità.
Abstract: The yellow tricholoma (T. equestre or T.
flavovirens) was previously consumed and
marketed in several European countries. In
2001, Bedry et al. reported several cases
of myotoxicity caused by repeated T. equestre
consumption. The same was observed in Poland
(Chodorowski et al. 2002, 2003) in isolated
cases. In mouse studies (Bedry et al. 2001)
a dose-response relationship between the
plasma values of creatine kinase (CK) and
the ingestion of T. equestre extracts was
detected together with rhabdomyolysis.
The present project was initiated to confirm
the suspected toxicity of T. equestre on
mice and to screen if similar effects could
be caused by other mushrooms. The species
included in addition to T. equestre/flavovirens
were the chanterelle (Cantharellus cibarius),
the cèpe (Boletus edulis), the brown birch
boletus (Leccinium versipelle), the sheep
polypore (Albatrellus ovinus) and edible
russulas (a mixture of Russula xerampelina,
R. decolorans, R. vinosa and R. flava). Also
cultivated mushrooms (Agaricus bisporus,
Pleurotus ostreatus and Lentinula edodes)
were tested.
The first experiment included dried, pulverized
T. equestre at 0, 3, 6 or 9 g/kg body mass/d
for 5 d. Also positive (p-phenylenediamine
at 75 mg/kg/d) and negative (dried B. edulis
at 9 g/kg/d) controls were used. Mice in
the 9 g T. equestre/kg/d group displayed
increased CK values. Surprisingly, the same
was also detected for B. edulis at 9 g/kg/d.
In the subchronic exposure study mice were
subjected to freshly frozen T. equestre at
12 g/kg/d for 28 d. The plasma bilirubin
values were elevated in addition to myotoxicity.
In histology, the cardiac samples showed
pericardial lymphocyte infiltration, while
the skeletal muscle, kidney and liver samples
remained normal.
The tests on other mushroom species yielded
increased plasma CK and transaminase activities
in the mice exposed to 3-9 g mushroom/kg/d,
but the dose required varied according to
the mushroom species. The clearest effects
were caused by russulas with a dose-response
effect on the plasma CK activities. Preliminary
results on cultivated mushrooms showed increased
plasma CK activities caused by L. edodes,
increased transaminases due to P. ostreatus
and higher plasma bilirubin levels after
A. bisporus consumption.
While T. equestre consumption seems to be
potentially dangerous, the mice reacted to
exposure in an individual manner including
animals with unelevated CK activities also
in the highest dose group. The effects seem
to augment with prolonged exposure as seen
in the pathological findings of the cardiac
samples. The possibility that the increased
CK activities partly derive from cardiac
muscle cannot be overlooked. Recent recommendations
issued by Italian, French and Spanish authorities
prohibit the commercial use of T. equestre.
Individual sensitivity to the toxic effects
of tricholomas may vary due to which the
consumption of T. equestre cannot be considered
safe with certainty. As similar effects were
caused by well-known edible species, the
effect is not necessarily specific to T.
equestre but shared by species of diverse
mushroom genera. In addition, the taxonomic
diversity of the T. equestre complex should
be assessed and the various forms tested
for myotoxicity.
12.00 - 12.20 A. Gennari (Arezzo) - Clitocybe
amoenolens e sosia
Riassunto: In questo contributo vengono discussi i vari
aspetti tassonomici di Clitocybe amoenolens
"responsabile della sindrome acromelalgica",
con le specie più o meno simili di: C. acromelalga,
C. gibba, C. costata, C. squamulosa, C. alkaliviolascens,
Lepista inversa, L. splendens e L. lentiginosa.
Pomeriggio
NOVITA' MICOLOGICHE
Moderatori: G. Consiglio (Bologna)
14.30 -15.00 R. Pöder (Innsbruck) - Cosa
sono i funghi?
Abstract: Like in other sciences, mycologists have
to know with which organisms they are working.
For both practical and intellectual reasons
it is important to have access to a realistic
phylogeny of Fungi that gives us answers
to questions like: what are the natural properties
of organisms on which any classification
should be based, and which are the proper
names of classes allowing us an effective
scientific communication? In the past decade,
mainly due to advanced DNA sequencing technologies,
our knowledge on the "nature of fungi"
has greatly increased. (For an advanced phylogeny
see "A phylogeny for kingdom Fungi.
Deep Hyphae issue", Mycologia 98 (6),
2006.) Thus, the dark times in which Fungi
were, for example, defined as "plants
without chlorophyll" should be over
now. There is a huge body of evidence that
the "true fungi" (members of the
kingdom Fungi) belong, together with the
Animalia, to the Opisthokonta, one of the
eight eucaryan crown groups (or subdomains?)
recognized today. Consequently, a more realistic
popular definition of fungi might be "animals
with cell walls", but scientifically
we should say that they share a common ancestor
with multicellular animals (Metazoa) and
not with plants. Equally important is to
understand that "Pseudofungi" or
fungus-like organisms like slime moulds (e.g.
Myxomycetes) and water moulds (e.g. Oomycetes),
which were/are traditionally treated by mycologist,
are neither fungi nor animals nor plants:
they belong to different eucaryan crown groups.
At present, the kingdom Fungi comprises eight
phyla, two of them, the Ascomycota and Basidiomycota
within the only subkingdom Dikarya. The Ascomycota
and Basidiomycota each are subdivided into
three subphyla: the Taphrinomycotina, Saccharomycotina,
and Pezizomyotina and, respectively, into
Pucciniomycotina, Ustilagomycotina, and Agaricomycotina.
Among the many new classes or class concepts
within these classical phyla, the familiar
classes "Ascomycetes" and "Basidiomycetes"
do not exist any more. The remaining six
phyla are: (1) Microsporidiomycota - unicellular
endoparasites of animals including humans,
with chitin cell walls and a so-called 'polar
tube' (a hollow filament coiled within their
spores). (2) Neocallimastigomycota - flagellated,
strictly anaerobic fungi without mitochondria,
living in ruminant animals. (3) Chytridiomycota
- the classical flagellated, aerobic fungi
(with mitochondria) living in water or wet
environments. (4) Blastocladiomycota - fungi,
which were formerly considered as zygomycetes,
but with a distinct life cycle during which
haploid gametosomata and diploid sporosomata
are formed (e.g. Allomyces spp.). (5) Zygomycota
with the four subphyla Mucoromycotina, Kickxellomycotina,
Zoopagomycotina, and Entomophtoromycotina
- classical zygospore-forming fungi with
coenocytic mycelia; two classical groups
within the Zygomycota, the Amoebidiales and
Eccrinales (formerly classified within the
gut-inhabiting Trichomycetes) are no longer
considered to be fungi. (6) Glomeromycota
- these fungi are important, obligate symbionts
of land plants (VA-mycorrhizae); a few years
ago still considered as classical Zygomycota,
the are now completely accepted as a sister
group of the Asco- and Basidiomycota.
15.00 - 15.30 E. Borghi (Borgo Val di Taro)
- I funghi medicinali: tradizioni ed attualità
Riassunto: La medicina popolare asiatica, e tradizionale
cinese in particolare (TCM), ha origini che
risalgono a 2500 anni fa. I funghi riportati
nei vecchi trattati della TCM sono stati
attualmente studiati e molti di essi si dimostrano
attivi come immuno-modulatori e immuno-protettori.
Molti polipori, in particolare del Genere
Ganoderma, mostrano proprietà benefiche sul
nostro sistema immunitario rafforzando le
nostre difese naturali contro infezioni virali
e batteriche. In moderne Università delle
coste del Pacifico (USA, Giappone, Cina)
lo studio viene portato avanti con criteri
e metodi scientifici ampiamente documentati.
Questi studi evidenziano la presenza di alcuni
composti chimici, beta-glucani ad esempio,
già sperimentati in campo veterinario e che
hanno dato ottimi risultati anche in Italia
(suinicoltura). Anche nell'Est europa (Polonia
e Russia) sono stati ripresi studi abbandonati
per molti anni. Attualmente in Italia l'utilizzo
di funghi medicinali è limitato alla Omeopatia
ma anche nel mondo scientifico ufficiale
europeo qualcosa si sta movendo. La recentissima
scoperta di un potente antibiotico in un
ascomicete, pubblicata da una delle più prestigiose
riviste scientifiche mondiali (Nature), è
la prova più convincente. Il nostro progetto
che coinvolge 8 Istituti universitari italiani
aspetta solo gli Sponsors.
Abstract: The popular Asiatic, and traditional medicine
of China especially (TCM), has origins which
go back 2500 years ago. Mushrooms shown in
the old treaties of TMC have been at present
studied and many of them prove to be as active
as immuno-modulators and immuno-protectors.
Many Poliporaceae, especially some of Genus
Ganoderma, show beneficent properties on
our immune system strengthening our natural
defences against viral and bacterial infections.
In some modern universities of the coasts
of Pacific (USA, Japan, China) the study
is taken ahead with widely documented criteria
and scientific methods. These studies highlight
the presence of some chemical compounds,
beta-glucan for instance, already tested
in veterinary field and what have given remarkable
results also in Italy (pig-breeding).
Also in the east of Europa (Poland and Russia)
studies have been started again, abandoned
for many years.
At present in Italy the medicinal mushroom
use is limited to homoeopathy but in the
official European scientific world something
is also moving. The very recent discovery
of a powerful antibiotic in an ascomycete
mushroom, published from one of the most
prestigious worldwide scientific magazines
(Nature), is the most convincing test. Our
project which involves 8 Italian university
institutes waits only for Sponsors.
Moderatori: C. Siniscalco & P. Follesa
15.30 - 16.30 Comunicazioni libere / Presentazione Poster
/ Premiazione Poster
C. Siniscalco - Il Progetto Speciale APAT
sulla Micologia per un'integrazione degli
aspetti ambientali con quelli sanitari
Riassunto: Il servizio "Tutela della Biodiversità"
(APAT NAT-BIO) fa parte, insieme al servizio
"Aree protette e pianificazione territoriale",
"Carta della Natura" e quello sull'"Uso
sostenibile delle risorse naturali",
del Dipartimento "Difesa della Natura"
dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente
e per i Servizi Tecnici. Nell'ambito delle
attività istituzionali del Servizio, è stato
previsto un progetto speciale che riguarda
la micologia, all'interno del quale è stata
stipulata una convenzione con l'Associazione
Micologica Bresadola (AMB) e il suo Centro
Studi Micologici, avente come scopo sia lo
sviluppo di diversi temi di ricerca, sia
la pubblicazione di una serie di rapporti
tecnici APAT. Su questa linea di lavoro,
l'Agenzia sta operando al fine di organizzare
la più vasta rete operativa realizzabile
in Italia sulle tematiche micologiche che
ad oggi annovera, oltre l'APAT e l'AMB, anche
le Università degli Studi di Pisa, Padova
e Trieste; gli Istituti del Consiglio per
le Ricerche e Sperimentazioni in Agricoltura
(CRA); le ARPA regionali e la Riserva naturale
di Monte Rufeno. Uno dei principali studi
condotti da APAT in collaborazione con AMB
e gli altri partner riguarda il censimento
della flora micologica nazionale, al fine
della compilazione di una check?list nazionale,
comprensiva di eventuali check-list regionali,
finalizzata alla stesura di una flora micologica
nazionale corredata di una relativa cartografia
micologica. La raccolta sul campo di materiale
fungino, la sua determinazione, l'essiccazione
e il conseguente imbancamento dei dati comporta
il continuo aggiornamento del sistema informativo
per l'archiviazione dei dati "ArchiviW32",
che dal 2003 l'AMB condivide con APAT e ARTA
Abruzzo. Al censimento della flora micologica
nazionale è legato anche lo studio dei dati
riguardanti la frequenza e l'ecologia delle
varie specie rinvenute rivolto alla redazione
di una lista di specie comuni e ad ampia
distribuzione, di specie rare con distribuzione
sporadica, e di specie a rischio di estinzione
e quindi da salvaguardare in un'ottica di
monitoraggio della biodiversità. Gli studi
che vengono condotti sulle relazioni trofiche
per ogni singola specie all'interno del relativo
habitat consentiranno in un prossimo futuro
di avere una maggiore conoscenza sulla diversità
biologica dei macromiceti e dei mixomiceti
ed in particolare sulla loro capacità di
assorbimento. I funghi assumono e metabolizzano
sostanze più o meno complesse del territorio
circostante ed in particolare dello strato
superficiale del suolo. Lo studio dei metalli
pesanti nel corpo fruttifero dei macromiceti
evidenzia come, la specificità di alcuni
taxa, particolarmente bioaccumulatori, possano
fornire spunti interessanti anche per gli
studi riguardanti gli aspetti igienico -
sanitari legati al consumo alimentare dei
funghi. Inoltre, l'auspicato sviluppo di
un sistema informativo per gli aspetti micotossicologici
comprensivi anche dei fenomeni di bioaccumulo
e bioconcentrazione sia di metalli pesanti,
sia di sostanze xenobiotiche nei funghi può
facilitare gli eventuali piani di biorisanamento.
Per quanto riguarda le pubblicazioni in itinere,
meritano una citazione sia il manuale operativo
APAT, per l'abbinamento delle diverse specie
di macromiceti ai vari habitat del territorio
italiano identificati dalle classificazioni
CORINE, sia il manuale APAT sui mixomiceti.
Quest'ultimo si occuperà non solo degli aspetti
morfologici e biologici dei principali generi
italiani di mixomiceti, ma conterrà anche
una trattazione specialistica di ciascuna
specie fino ad ora reperita sul territorio
nazionale con particolare attenzione al loro
utilizzo come bioindicatori. Per quanto riguarda,
invece, l'aspetto della condivisione delle
esperienze e degli studi, il 2 ottobre 2007
è stato avviato un ciclo di seminari rivolti
allo studio e alla tutela degli ecosistemi,
ponendo come primo anello l'impiego dei funghi
come indicatori biologici per il monitoraggio
della qualità del territorio. Recentemente,
anche i funghi sono entrati a far parte di
quegli organismi utilizzati per la valutazione
della qualità del territorio grazie alla
loro diffusione e alle specializzate attività
trofiche dei vari taxa. In molti casi, soprattutto
per quanto riguarda le micorrize, la presenza
o l'assenza di alcune specie fungine viene
considerata un buon indicatore per stimare
il degrado o la maturità di un ecosistema.
Quindi lo studio sulle specie fungine si
inserisce in un quadro ben preciso: promuovere
l'utilizzo degli indicatori biologici nella
valutazione della qualità ambientale. Ad
oggi, le tradizionali tecniche di analisi
chimico-fisica non sempre sono sufficienti
a descrivere le variazioni di un ecosistema,
mentre il biomonitoraggio consente di analizzare
attraverso l'osservazione degli organismi
viventi le modificazioni avvenute su un determinato
habitat.
In questo contesto, i funghi possono essere
indicatori certi dello stato di salute o
di malattia di un territorio, primo perché
sono presenti in tutti gli habitat esistenti
e colonizzano qualsiasi ambiente, in secondo
luogo, per la loro capacità di vivere in
simbiosi con altri organismi (piante, microrganismi,
fauna del suolo) nell'ambiente in cui si
trovano, assorbendo gli elementi presenti
nel territorio. L'intento è quello di giungere
ad un sistema di applicazione del biomonitoraggio
condiviso e comune e, per fare ciò, è indispensabile
confrontare gli approcci e le proposte dei
diversi soggetti che si occupano della materia
e che si sono dimostrati disponibili a collaborare,
già a partire dal primo incontro. In tal
modo, sarà poi possibile avviare una pianificazione
integrata delle attività di monitoraggio,
anche alla luce della Strategia Tematica
del Suolo, lanciata dalla Commissione Europea
(Comunicazione 179/2002 della Commissione
Europea, Verso una strategia tematica per
la protezione del suolo) ed adottata all'interno
di una Proposta di Direttiva del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 22 settembre
2006, che definisce un quadro per la protezione
del suolo e modifica la direttiva 2004/35/CE.
Nei prossimi anni e in particolare durante
tutto il 2008 presso la sede APAT di via
Curtatone a Roma si terranno seminari e workshop
tesi a valorizzare le possibilità offerte
in campo ambientale dall'utilizzo dei funghi,
tanto nell'ambito della bioindicazione, quanto
in quello della bioremediation, attuando
la necessaria integrazione fra gli aspetti
sanitari e quelli ambientali.
Abstract: The "Biodiversity Protection" Service
(APAT NAT-BIO) is part, with the "Protected
Areas and Land Planning" Service, the
"Chart of Nature" Service, and
the "Sustainable Use of Natural Resources"
Service, of the Nature Conservation Department
of the Agency for Environmental Protection
and for Technical Services. Within the institutional
activities of the NAT-BIO Service, a special
project on Mycology, and a convention with
the Italian "Bresadola" Mycological
Association (AMB) and its Mycological Study
Centre, have been established. Goal of these
activities is the development of several
themes of research, as well as the publication
of a series of APAT's technical reports.
On this working line, the Agency is actually
organising a widespread network on mycological
issues, that at present is composed by APAT,
AMB, several Universities among which Pisa,
Padua and Trieste, the Institutes of the
Italian Council for Research and Experimentation
in Agriculture (CRA), the Regional and Provincial
Agencies for Environmental Protection and
the Natural Reserve of Monte Rufeno. One
of the main studies till now accomplished
is the census of the mycological flora at
the national level, in order to edit a national
check-list, comprehensive of eventual regional
check-lists, finalised to an Italian Report
on the Mycological Flora and the relative
Mycological Map at the 1:50.000 scale. Field
collection of mycological samples, their
determination, exsiccation and data capture
imply a continuous updating of the informative
system for data capture and processing, the
"ArchiviW32" software, shared since
2003 by AMB with APAT and ARTA Abruzzo. The
census of Italian mycological flora is also
linked to a study of data on frequency and
ecology of sampled species, to edit a list
of common and widespread species, a list
of rare species with limited distribution,
and a list of species at risk of extinction
and therefore worthwhile of conservation
in a vision of biodiversity monitoring. The
studies performed on food relationships for
each species within its habitat will allow
in a next future an increase of knowledge
on biological diversity of macromycetes and
myxomycetes and particularly on their absorption
ability. Mushrooms assume and metabolise
simple and complex substances from surrounding
environment and particularly from the surface
soil layer. Studies on heavy metals in macromycetes'
carpophores highlight how some species, in
particular the more bioaccumulators ones,
can give interesting hints on hygienic-sanitary
aspects following the food intake of mushrooms.
Moreover, the long-awaited development of
an informative system on mycotoxicological
issues, including also phenomena of bioaccumulation
and bioconcentration of both heavy metals
and xenobiotics, will hopefully facilitate
the bio-remedial plans. Other relevant subject
is the editing of several publications, among
which an APAT operative handbook to relate
the different mushroom species with the Italian
habitats identified by the CORINE Land Cover
and the CORINE Biotopes classifications.
Another APAT handbook will deal with myxomycetes,
presenting the morphological and biological
aspects of main Italian genera, as well as
a species description for all taxa identified
at present in Italy, and a particular attention
to their use as biological indicators. On
the capacity building and spreading of experiences,
on October 2nd, 2007 a cycle of seminars
on the study and conservation of ecosystems
was launched, and the mushrooms as biological
indicators for land quality monitoring have
been chosen as first step issues. Recently,
thanks to their widespread diffusion and
specialised trophic activities, mushrooms
achieved a status of organisms utilised as
tools for land quality assessment. In several
cases, particularly for the mychorrizal symbiotic
species, the presence or absence of some
taxa can clearly indicate the ecosystem maturity
or degradation. Therefore, the exposed mycological
studies operate in a general framework to
promote the mushrooms as biological indicators
of environmental quality. At present, the
traditional chemical-physical analytical
techniques are not always sufficient to depict
all ecosystems variations, while biological
monitoring allows an in-depth analysis of
environmental modifications through observations
on living organisms. In this context, mushrooms
can clearly indicate land health or degradation,
firstly due to their ubiquitous presence
in all existing habitats and secondly for
their ability to live in symbiotic relationship
with other organisms (algae, plants, micro-organisms,
soil fauna) in the environment where they
live, absorbing the elements available in
the surroundings. APAT's aim is to reach
a common and shared system to apply biological
monitoring; therefore, it is now essential
to confront all different approaches and
proposals coming from the different actors
dealing with these topics and, since the
very first meeting, who determined to collaborate.
In this way, there will be room for an integrated
planning of monitoring activities, even in
the light of the Thematic Soil Strategy,
launched on September 22nd 2006 by the European
Commission (with COM 179/2002 CE) with a
proposal for a European Soil Framework Directive
of the European Parliament and the Council,
which defines a framework for soil protection
and modifies Directive 2004/35/CE. In 2008
and the following years, APAT will organise
in its seat at via Curtatone, Rome, seminars
and workshops to promote all possibilities
offered by mycology for environmental issues,
both in the biological monitoring and in
the bioremediation fields, to integrate as
required the sanitary aspects with the environmental
ones.
C. Floccari - Avvelenamenti da Amanita phalloides: Dal silenzio sintomatologico all'epatite
fulminante - Presentazione di casi clinici.
Riassunto: L'Amanita phalloides è la causa più frequente di epatite fulminante
di origine alimentare. Ogni anno si registrano
nel nostro paese nuovi casi di questa grave
intossicazione, dovuti all'ingestione di
un fungo la cui tossicità era nota fin dall'antichità.
Obiettivi Il consumo di funghi non controllati rappresenta,
per il cittadino, una condizione di rischio
per la salute che può tradursi nel verificarsi
di un evento lesivo, talora con esito infausto.
Le istituzioni sanitarie, attraverso una
politica di prevenzione, perseguono l'obiettivo
di migliorare la sicurezza in campo alimentare,
a tutela della salute. Materiali e metodi I casi clinici di avvelenamento da Amanita
phalloides che presenteremo e discuteremo,si
sono verificati nel territorio dell'Azienda
Sanitaria n°4 di Cosenza, nel periodo compreso
tra il 1999 ed il 2005, e per essi venne
chiesta, dai medici del Pronto Soccorso ospedaliero,
consulenza micologica al nostro Ispettorato.
L'interesse clinico e tossicologico di essi
ci ha indotto a raccogliere dati e documentazione
sanitaria per condividerli con altri operatori
per il confronto ed il consolidamento delle
esperienze. Risultati. I tre pazienti intossicati, di età e sesso
diversi,avevano consumato, a pranzo, funghi
non controllati, manifestando dopo 12-15
ore una sindrome gastroenterica importante
ed in successione i segni clinici ed ematochimici
di danno epatico. Tutti e tre vennero ricoverati
in ambiente attrezzato dove fu applicato
intervento terapeutico mirato. Due pazienti
vennero dimessi in completo benessere. Nel
terzo paziente il danno epatico, dose dipendente,
fu rapido e progressivo determinando un grave
deterioramento della funzionalità e l'insorgenza
di segni e sintomi neurologici della encefalopatia
tossica con grave coagulopatia, caratteristici
dell'epatite fulminante, che hanno richiesto
intervento di trapianto epatico. Conclusioni. Nel processo assistenziale del paziente
critico, qual è l'intossicato da funghi,
fondamentale è la collaborazione multidisciplinare.
Il coinvolgimento di figure professionali
qualificate che operano nei Servizi di Prevenzione
delle Aziende Sanitarie può consentire una
precoce determinazione della specie fungina
responsabile, rendendo possibile l'attuazione
tempestiva di un intervento terapeutico mirato
che può, in molti casi, evitare al paziente
danni anche gravi. Basilare, nelle intossicazioni
da funghi, è la prevenzione attraverso: a)
il controllo e la determinazione dei funghi
raccolti dai privati cittadini, presso gli
Ispettorati Micologici; b) l'informazione
capillare sui rischi tossicologici cui può
esporre l'incauto consumo di funghi non controllati.
N. L. Cerioli, L. Migliore, G. Brambilla
& E. Galli - Utilizzo dei funghi nella
bioremediation
Riassunto: L'applicazione dei funghi negli studi sperimentali
e nel monitoraggio della qualità del suolo
è sempre più diffuso, anche grazie alla loro
versatilità trofica ed alla loro ampia distribuzione
geografica.La validità dei dati prodotti in questi contesti,
ne ha consentito un utilizzo non solo come
bioindicatori, ma anche per la bioremediation.
Con termine inglese bioremediation si indica
la rimozione, effettuata da piante superiori,
funghi o batteri, di contaminanti presenti
in suoli, sedimenti o acque: gli xenobiotici
vengono immobilizzati e concentrati in modo
tale da essere facilmente rimossi dall'ambiente;
talvolta questo processo porta alla loro
inattivazione e/o degradazione (Schnoor,
1998). La bioremediation risulta dunque essere un
insieme di tecniche volte a eliminare l'inquinamento
in modo naturale, con un ridotto impatto
ambientale e bassi costi, sfruttandol'attività
degradativa di organismi della rizosfera.
Nello studio presentato si è ipotizzato di
saggiare la loro efficacia sulla degradazione
di un gruppo di antibiotici che costituisce
un comune contaminante ambientale: le tetracicline
sono un importante strumento in zootecnia
per il controllo delle patologie.
La loro somministrate per via orale comporta
l'emissione di grandi quantità di farmaco
ancora in forma attiva nelle deiezioni e,
di conseguenza, l'immissione nell'ambiente
a seguito dello smaltimento delle deiezioni
stesse.
La contaminazione dei comparti terrestri
e acquatici ha effetti dannosi sulle comunità
biotiche, inclusa la selezione di antibiotico-resistenze
in microrganismi ambientali e patogeni (Migliore
et al., 2006). Pleurotus ostreatus, comune fungo edule ligninolitico, ha come
habitat le foreste tropicali e temperate,
dove cresce su vecchie ceppaie e tronchi
vivi di latifoglie ( ad esempio, gelsi e
pioppi), fruttificando fra autunno e primavera.
Numerosi studi dimostrano come in particolare
i funghi Pleurotus ostreatus siano degli attivi degradatori di inquinanti
organici, inclusi alcuni idrocarburi policiclici
aromatici (Bezalel et al., 1996, Wolters
et al., 1997), non solo di origine naturale,
come la lignina, ma anche di xenobiotici
tossici e cancerogeni, persistenti nell'ambiente
come il creosoto (Polcaro et al., 2007).
Sulla base di queste osservazioni si è supposto
che questa specie sia in grado di degradare
efficacemente anche l'antibiotico ossitetraciclina
e si sono effettuate prove preliminari in
terreno liquido, contenente tetraciclina
con o senza micelio e successiva determinazione
in HPLC.
Lo studio condotto ha dimostrato l'efficacia
del fungo Pleurotus ostreatus nella degradazione
della ossitetraciclina.
Infatti, la concentrazione di antibiotico
nel terreno diminuisce col tempo molto più
rapidamente in presenza del fungo.
Nonostante la prova sia stata condotta su
terreno di crescita liquido, Pleurotus ostreatus
ha mostrato un'elevata potenzialità di applicazione
nella decontaminazione di suoli contaminati
da tetracicline, fatto di notevole importanza
per lo smaltimento dei reflui zootecnici
su terreni agricoli.
L. Berta & G.S. Filippone - Le intossicazioni
da funghi nel territorio dell'ASL Provincia
Milano 1
Riassunto: Sono stati analizzati i dati relativi alle
intossicazioni da funghi occorsi nel territorio
dell'Azienda Sanitaria Locale della Provincia
di Milano n.1 (ASL) negli ultimi otto anni
(dal 1999 al 2006). I dati relativi alle
principali cause di intossicazione , nonché
quelli inerenti le specie fungine più frequentemente
coinvolte negli episodi, hanno messo in evidenza
come cause principali: il consumo di questi
frutti del bosco senza adeguate modalità
di cottura, e/o di funghi in cattivo stato
di conservazione, nonché la prevalenza di
intossicazioni da Armillaria mellea, Clitocybe
nebularis e Boletacee, in particolare Boletus
edulis e suo gruppo, che risultano essere
tra le specie maggiormente consumate dalla
nostra popolazione. Si è notato inoltre che
alla maggior incidenza delle intossicazioni
negli ultimi anni del periodo in studio,
si è accompagnato un incremento di accesso
agli ispettorati micologici: verosimilmente
a causa di una abbondante fruttificazione.
Abbiamo allora confrontato l'incidenza degli
episodi di intossicazione con i dati di piovosità
raccolti da alcune Stazioni Pluviometriche
lombarde , allo scopo di rilevare eventuali
correlazioni tra fenomeni atmosferici, crescita
fungina e intossicazioni stesse. Sono state
selezionate le stazioni pluviometriche di
Olmo al Brembo (BG) e Varese Campo dei Fiori,
per le aree prealpine (a Est e Nord-Ovest
di Milano); Milano San Leonardo e Spessa
Po (PV), per l'alta pianura e la bassa pianura
con l'Oltrepò. La scelta di queste stazioni
pluviometriche è stata dettata dal fatto
che si tratta di aree lombarde che risultano
topograficamente molto frequentate per la
raccolta di funghi da parte degli abitanti
della nostra Azienda , oltre che per la disponibilità
dei dati gentilmente concessi. Il confronto
fra i dati suddetti non ha messo in evidenza
correlazioni dirette tra numero delle intossicazioni
e precipitazioni nel periodo in studio.
C. Pierozzi, G. Nardone, F. Rastelli, E.
Balocchini, M. R. Caciolli & P .Piccioli
- Epidemiologia delle intossicazioni da funghi
nella Regione Toscana nel periodo 2004-2006
Riassunto: Nell'ambito delle tossinfezioni alimentari
le intossicazioni da funghi presentano, nella
Regione Toscana un'incidenza non trascurabile
(6,76 casi/100000 ab. nei tre anni contro
i 13,25 casi/100000 ab. delle tossinfezioni
batteriche e virali). Obbiettivi. L'obiettivo
dello studio è ottenere dei dati interpretabili
che diano indicazioni precise sull'entità
del fenomeno delle intossicazioni da funghi
nella Regione Toscana al fine di poter orientare
la politica regionale di prevenzione di tali
patologie. Materiali e metodi. I dati provengono
dagli Ispettorati Micologici delle 12 Aziende
USL della Regione Toscana e sono il risultato
degli interventi che i micologi hanno effettuato
a seguito di chiamata da parte dei Pronto
Soccorso ospedalieri, al fine di eseguire
il riconoscimento delle specie consumate.
Alcuni dati provengono dal Centro Antiveleni
dell'Ospedale Careggi di Firenze, dati non
riferibili alla sola Toscana in quanto il
Centro serve più regioni dell'Italia Centrale.
Risultati. Dai dati raccolti risulta che
il 93.7 % dei soggetti è stato intossicato
da funghi provenienti da raccolta privata,
valore a cui si può aggiungere lo 0.5 % proveniente
da funghi regalati. Solo alcuni intossicati
(2.2%) riferiscono di aver mangiato funghi
confezionati acquistati al Supermercato (2
casi) o di aver mangiato i funghi al ristorante
(14 casi). Per quanto riguarda le specie
fungine coinvolte, per il 58.1 % degli intossicati
il dato non è disponibile mentre, per i casi
in cui il genere è noto (308) si rileva che
nel 73.7% l'intossicazione è dovuta a funghi
non eduli, nel 19.8 % a specie commestibili,
nel 6.5% l'indicazione solo del genere non
permette di definire appieno le caratteristiche
tossicologiche dei funghi coinvolti. Conclusioni.
I dati raccolti ci indicano che la maggior
parte delle intossicazioni, vere o presunte
che siano, hanno origine da funghi provenienti
da raccolte private. Non è trascurabile anche
la percentuale di episodi dovuti a funghi
eduli ma consumati in modo inadeguato e rimane
comunque primaria la quota di episodi in
cui non è stato possibile trarre conclusioni
definitive ed esaustive. Si rende quindi
necessario uniformare le modalità di intervento
a livello regionale: i dati dovranno essere
omogenei nell'intero ambito e riportare notizie
esaurienti sulla provenienza dei funghi,
sulla specie coinvolta, sullo stato di conservazione,
sulle modalità di preparazione e quant'altro
permetta di ottenere un quadro il più esauriente
possibile. Inoltre, l'alta percentuale di
intossicati da funghi provenienti da raccolta
privata rendono necessario potenziare l'attività
di supporto e di educazione alla popolazione
da parte delle Unità territoriali.
M. Gulino - I costi sanitari degli interventi
di prevenzione dell'Ispettorato Micologico
rispetto ai costi dei ricoveri per intossicazione
da funghi.
Riassunto: Lo studio ha lo scopo di confrontare i costi
sanitari sostenuti dall'ASL 8 della Regione
Piemonte per i ricoveri da intossicazione
da funghi con i costi sostenuti per l'attività
preventiva dell'Ispettorato Micologico della
stessa Azienda. Dalla analisi delle specie
fungine pericolose identificate dai giudizi
di commes tibilità rilasciati tra il 2002-2006
è stato possibile quantificare il numero
di intossicazioni da funghi "evitate"
e, di conseguenza, di quantificare (e tradurre
in costi) i probabili casi "evitati"
di morbosità e mortalità che avrebbero potuto
comportare ricoveri o passaggi in pronto
soccorso. Il bilancio tra costi dell'Ispettorato
ed i costi dei ricoveri evitati è ampiamente
a vantaggio dell'attività preventiva.
D. Inzani, G. Melandri, D. Iacopetti &
C. Alessi - Il rischio sanitario nel consumo
alimentare dei funghi secchi
Riassunto: Questo lavoro trova origine da una collaborazione,
iniziata a partire dal 1999 a tutt'ora, tra
gli Ispettorati Micologici delle Az. USL
di PC, RE e MO, sulla realizzazione di appositi
percorsi formativi di specializzazione e
aggiornamento professionale dei micologi
delle tre Aziende, addetti al controllo sanitario
in materia di funghi secchi, conservati/condizionati
nonché alla consulenza ai Pronto Soccorso
Ospedalieri per le intossicazioni da funghi.
L'esigenza di sviluppare una professionalità
micologica verso ambiti più specialistici,
sorge sia come esigenza espressa dai Micologi
afferenti le tre USL, sia come effetto indotto
dalla nuova concezione sulla sorveglianza
degli alimenti, in conformità con le direttive
CEE.
Nel 2003, con lo scopo valutare la qualità
del prodotto fungino secco venduto in Emilia
Romagna, è stato approntato un lavoro della
durata di 4 mesi, basato su controlli relativi
agli aspetti sanitari degli alimenti in esame,
sulla verifica dell'intero ciclo produttivo,
e sulla valutazione dell'accuratezza delle
procedure di autocontrollo seguite dall'impresa
nelle lavorazioni.
S. Balestreri - Organizzazione di un Ispettorato
Micologico: proposta per la creazione di
una banca dati sulle intossicazioni da funghi
Riassunto: Gli Ispettorati Micologici delle Aziende
Sanitarie Locali (ASL), come previsto dalle
Linee Guida Ministeriali (D.M. 16/10/1998),
sono inseriti funzionalmente nel Dipartimento
di Prevenzione e precisamente nel Servizio
Igiene Alimenti e Nutrizione (SIAN) tra le
cui competenze rientra l'importante funzione
di controllo ufficiale dei funghi nell'ambito
pubblico e privato.
Un aspetto da sviluppare ed approfondire
sui risultati di attività, è quello relativo
all'archiviazione e alla conseguente gestione
dei dati derivanti dall'attività istituzionale
degli I.M., questa va potenziata e codificata
in maniera uniforme al fine di realizzare
una banca dati sulle intossicazioni a livello
nazionale
16.30- 16.45 Discussione
16.45 -17.30 Test di valutazione ECM
17.30 CHIUSURA DEI LAVORI
Segreterie
Segreteria Scientifica
- Dr.ssa Francesca Assisi - Centro Antiveleni, Ospedale Niguarda di Milano
- Prof. Karl Kob - Gruppo Micologico A.M.B. di Bolzano
Segreteria Organizzativa
- Prof. Carlo Papetti - Direttore Fondazione Centro Studi Micologici dell'A.M.B
- Sig. Gianfranco Visentin - Vice Presidente dell'A.M.B.
Commissione Micotossicologia Fondazione Centro Studi Micologici dell'A.M.B.
- Brunelli Ermanno - E-mail:ermanno.brunelli@libero.it
- Tani Oscar - E-mail:otani@ausl-cesena.emr.it
- Papetti Carlo - E-mail: papetticarlo@cmcarini.it
- Kob Karl - E-mail: karl@kob.bz.it
- Follesa Paola - E-mail: paolafollesa@tiscalinet.it
- Cocchi Luigi - E-mail: luigi.luigi.cocchi@libero.it
- Assisi Francesca - E-mail: fassisi@tiscali.it
- Siniscalco Carmine - E-mail: siniscarm@hotmail.com
- Gianfranco Visentin - E-mail: sivisen@tin.it
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