Comunicato stampa 23-05-2013

Comunicato stampa emesso congiuntamente dall'Università di Berkeley, dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dall'Associazione Micologica Bresadola.

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Anche le attività scientifiche condotte durante il tempo libero da comuni cittadini appassionati di scienza, indicate con l’espressione inglese di “citizen science”, possono dare un contributo fondamentale al lavoro dei ricercatori professionisti, che vi si affidano con crescente interesse.

Un esempio di questo tipo di collaborazione è l’importante progetto di ricerca che ha visto come protagonisti l’Università americana di Berkeley, il Museo di Storia Naturale di Venezia e la Società Veneziana di Micologia dell’AMB, che studia e cura le collezioni di funghi conservate nel museo.

Coordinato da Matteo Garbelotto, per l’Università di Berkeley, e da Luca Mizzan, per il Museo di Storia Naturale, il progetto ha interessato una delle collezioni micologiche del Museo di Storia Naturale (composta da oltre 6000 campioni di funghi) che sono state messe a disposizione per ottenere una caratterizzazione genetica delle specie, chiamata “DNA barcoding”.

Questa tecnica di analisi permette di associare a ciascuna delle specie indagate una sequenza genetica che la caratterizza in modo simile a un codice a barre. Questi dati oltre a chiarire il percorso evolutivo dei funghi, sono liberamente consultabili sul web permettendo a qualunque ricercatore una rapida comparazione di campioni a scopo identificativo. Il progetto si è recentemente concluso con la pubblicazione dei risultati nella prestigiosa rivista scientifica PLOS ONE, ed è stato inoltre divulgato dall’Università di Berkeley tramite un comunicato stampa che sottolinea il ruolo di primo piano rivestito da ricercatori non professionisti in numerose attività scientifiche.

Infatti ciò che rende speciale questa ricerca è proprio il lavoro dei ricercatori non professionisti: per il Museo esso è stato seguito dal micologo Giovanni Robich che insieme ad altri volontari ha raccolto, preparato e identificato tutti i campioni della collezione studiata.

Il Museo di Storia Naturale si appoggia tradizionalmente all’aiuto di persone che si occupano di ricerca scientifica come appassionati non professionisti. Negli ultimi anni sono state condotte diverse ricerche sul territorio basate sulle segnalazioni che centinaia di osservatori, opportunamente guidati e coordinati, raccolgono sulla fauna locale.

Grazie a questo tipo di attività il Museo ha portato avanti alcuni importanti progetti, tra cui quest’anno la pubblicazione de “L’atlante ornitologico del comune di Venezia 2006-2011” mentre sta giungendo a conclusione un’analoga ricerca sulle farfalle diurne del Veneto.

Il contributo scientifico degli “scienziati volontari” che operano presso il Museo ha inoltre permesso la scoperta di organismi sconosciuti: numerose specie nuove per la Scienza sono state pubblicate sulle pagine del “Bollettino” del museo o di riviste scientifiche internazionali. Può risultare sorprendente, eppure il ruolo della “Citizen Science” nel completare l’inventario delle specie che abitano il pianeta è assolutamente fondamentale, tanto che un’analisi pubblicata nel 2012, sempre dalla rivista PLOS ONE, stima che oltre la metà delle nuove specie animali scoperte ogni anno in Europa venga individuata da scienziati volontari.

 

Citizen Science at UC Berkeley

Calbug is just the latest example of UC Berkeley putting a call out to the masses for help with large-scale science projects. Before Calbug, there was the search for extraterrestrial intelligence in the form of SETI@home, one of the earliest and most successful volunteer-oriented research projects in the world. Launched in 1999,SETI@home enlists the help of people, and their computers' spare processing power, to analyze chunks of radio signal data from space in the search for extraterrestrial intelligence.

Citizen science has since evolved to projects that require more active involvement from the participants, and researchers from UC Berkeley have not shied away from recruiting volunteers for projects that would be too cost- or time-prohibitive for small research teams to do on their own.

UC Berkeley physicists helped buildStardust@home, an early pioneer in this more interactive version of citizen science. Volunteers help analyze tiny particles of interstellar dust from stars many light-years away from Earth with the aid of a virtual microscope that runs off of a Web browser.

Back on earth, members of the public can help track sudden oak death disease through a program calledSOD Blitz headed by Matteo Garbelotto, adjunct professor and cooperative extension specialist in the Department of Environmental Science, Policy and Management. Not only are volunteers trained to identify symptoms, they help collect samples for laboratory examination.

Garbelotto also relied upon citizen scientists for a major project tobarcode the entire fungal collection of the Venice Museum of Natural History. Volunteers, many of whom were amateur mycologists, helped curate the samples in the collection. Theresults of the project were reported in the April 30 issue of the journalPLOS ONE. "This study shows that collaboration with volunteers does not have to be limited to collecting organisms, but can expand into basic science," said Garbelotto.

A fungi project closer to home is being developed through theNorth American Mycoflora Project, led by Tom Bruns, professor of plant and microbial biology. Citizen scientists are being recruited to help create the continent's first ever comprehensive guide to macrofungi, which includes gill mushrooms, tooth fungi and truffles.

"What makes this and other citizen science projects possible are the rise of Web-based tools and platforms," said Bruns. "To really make these contributions to science, people need to be engaged at some level. We need to inspire the general public to become involved at a higher level, and technology is making that possible. The ability to coordinate groups from around the world instantaneously to share all kinds of information is just revolutionizing science."

The A.M.B. is proud of its collaboration with UC Berkeley which will open up new scientific horizons and contribute to the Association's cultural growth. A large part of the material used in these studies has been collected, determined and preserved in herbaria by A.M.B. members.

L’articolo di PLOS ONE è visibile al link:

http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0062419

Il comunicato di Berkeley al link: http://www.cnr.berkeley.edu/garbelotto/english/venice.php

A.M.B.

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