Programma Reggio Emilia 2004

3° Convegno Internazionale di Micotossicologia
6 -7 Dicembre 2004 - Reggio Emilia
Aula Magna dell'Università di Modena e Reggio E.

"Avvelenamenti o danni igienico-sanitari provocati da funghi superiori: aggiornamenti sulla sintomatologia e confronto di esperienze"
"Funghi allucinogeni: utilizzo e informatiche in campo tossicologico"

Programma Scientifico

    Lunedì 6 - Nuove sindromi? Esperienze a confronto

    ore 08.45 Apertura Segreteria - registrazione dei partecipanti

    ore 09.00 Apertura del Convegno. Benvenuto ai partecipanti con interventi delle Autorità

    ore 09.30 Inizio delle relazioni - Coordinano il Prof. A. Bertolini e il Prof. K. Kob

    ore 09.30 E. Brunelli: Le nuove sindromi
    Da 10 anni, 3 nuove sindromi sono state identificate. Hanno in comune un termine d'ingestione - comparsa dei sintomi che superano le 6 ore. .
    Sindrome " proxima ". Nel 1994, nel sud della regione di Montpellier, una prima pubblicazione riporta il legame tra la comparsa di un'insufficienza renale acuta e l'ingestione di Amanita proxima. La descrizione clinica è la seguente:
    - termine d'ingestione - primi sintomi digestivi da 8 alle 14 ore
    - termine d'ingestione - attaco epatorenale da 1 a 4 giorni
    - accrescimento degli enzimi epatici (2,5 e 14 volte la norma), rapidamente reversibile
    - attaco renale (tubulopatia), che evolve favorevolmente in 3 settimane: alcuna insufficienza renale cronica è stata citata.
    Rispetto alla sindrome orellanica, il termine di comparsa dell'insufficienza renale è più breve (1-4 giorni invece di 9 giorni); un attaco epatico è presente; non c'è evoluzione verso l'insufficienza renale cronica. Alcuna tossina è stata identificata.
    Un caso recente è stato riportato in Italia. Sul continente del nord americano, Amanita smithiana è responsabile di una sindrome simile, proprio come Amanita pseudoporphyria in Giappone.
    Sindrome acromelagica. È nel 1996 a Lanslebourg in Savoia che è apparso 24 ore dopo l'ingestione di una specie presa per Lepista inversa una sindrome dolorosa delle estremità: formicolii ed ustioni molto dolorosi delle mani e soprattutto dei piedi, che evolvono per crisi parossistice principalmente notturne, iniziati dal contatto e l'accrescimento di calore. Questi sintomi erano accompagnati localmente di un edema ed al momento delle crisi di un eritema. Potevano persistere molte settimane ad alcuni mesi, erano soprattutto sollevati dai bagni prolungati nell'acqua gelata.
    È l'esistenza di intossicazioni simili al Giappone dopo consumo di Clitocybe acromelalga, e la scoperta di 2 intossicazioni disconosciute, osservate nella stessa valle 17 anni prima, che hanno permesso di fare il legame. Il fungo è stato in seguito identificato: Clitocybe amoenolens specie descritta inizialmente in Marocco è stato trovato identificata in Savoia, nelle " Hautes-Alpes ", le " Alpes-Maritimes " e negli " Abruzzes ". La tossicità di questa specie è stata riprodotta nell'animale. Acidi acromelici, prima identificati in Clitocybe acromelalga sono stati trovati in Clitocybe amoenolens. Da allora, altre intossicazioni sono state descritte negli " Abruzzes ".
    Sindrome di rabdomiolisi. Nel 1993 era riportata sulla costa " landaise " una rhabdomiolisi fatale a seguito del consumo di fungo, assegnata ad un eventuale confusione, prima di implicare Tricholoma auratum (Canaris, Bidaou, Tricholome équestre). In somma, 3 decessi fra 12 intossicati sono stati contabilizzati a seguito di un consumo in quantità eccessiva di funghi (3-6 pasti consecutivi). La clinica è la seguente:
    - termine di 1 a 3 giorni
    -dolori muscolari alla radice dei membri inferiori con stanchezza
    - sudori (senza ipertemia), a volte nausee, tachipnea, eritema cutaneo
    - accrescimento importante delle creatin fosfochinasi (CPK).
    Il decesso si è verificato in un contesto d'insufficienza cardiaca refrattaria al trattamento. Nessuna spiegazione medica, nessuna altra causa tossica era state identificata. L'accrescimento delle CPK è stato riprodotto nell'animale. Fra le ipotesi possibili, il consumo di quantità molto importanti (che eccedono una probabile soglia) è più verosimile ; l'ipotesi di una sensibilità individuale è stata anche sollevata. Nessuna tossina è stata finora identificata. Da poco nuovi casi d'intossicazione sono stati riportati, le 2 volte in Polonia. Il consumo di Bidaou deve essere proscritto.
    Queste 3 nuove sindromi hanno in comune il fatto di essere stato autenticati tardi dopo l'osservazione dei primi casi. Implicano specie la cui tossicità non era conosciuta, e per l'ultimo una specie commestibile molto valutazione la cui tossicità è probabilmente scoperta dal consumo eccessivo ed avvicinata.

    ore 10.15 M. Ispano: Le intolleranze alimentari da funghi: Ipersensibilità alle tossine fungine? Le reazioni avverse ad alimenti vengono distinte in tossiche, che colpiscono indistintamente tutti gli individui, e in non tossiche, che dipendono da una suscettibilità individuale a un componente di un alimento che è innocuo per i restanti individui. Tra le reazioni non tossiche si definisce allergia alimentare una reazione avversa immunomediata verso un alimento e intolleranza una reazione non mediata dal sistema immunitario. L'allergia alimentare IgE mediata è la forma allergica più frequente e meglio definita.
    Per quanto riguarda le reazioni avverse non tossiche a funghi, in letteratura sono descritti alcuni casi di reazione allergica IgE mediata da ingestione di fungo porcino. Non altrettanto definite sono invece le reazioni da sospetta intolleranza per ingestione di funghi commestibili.

    ore 11.00 Coffee break

    ore 11.30 A. Granziero: Aspetti morfobotanici di Amanita ovoidea e A. proxima
    Viene evidenziata la differenziazione fra Amanita ovoidea e A. proxima illustrando la loro posizione sistematica e tassonomica secondo i più recenti studi. "La taglia, i colori e la consistenza soffice-tenera dell'anello costituiscono ottimi elementi diagnostici che dovrebbero consentire di scongiurare eventuali confusioni tra l'A. ovoidea con le Amanita bianche mortali. In letteratura si annovera una A. proxima, a volva più colorata, fino a fulvastra, che parrebbe essere ± tossica; questo consiglia una certa cautela nell'utilizzo a scopi culinari".

    ore 12.00 P. Follesa: Casistica su manifestazioni cliniche determinate da funghi dichiarati commestibili
    Nel presente lavoro viene esposta la casistica della Sezione Specialistica di Micologia di II livello del L.S.P. di Milano relativa alle intossicazioni fungine dal 1993 al 2003.
    Dall'analisi dei risultati, oltre a numerosi casi di intossicazione imputabili a funghi dichiarati in letteratura velenosi, sono stati riscontrati altrettanti numerosi casi ascrivibili a funghi dichiarati commestibili.
    Si è osservato inoltre che le manifestazioni cliniche dichiarate (quali nausea, ripetuti episodi di vomito, di diarrea, dolori addominali, cefalea, tremori, etc.), per i soggetti che si sono rivolti a strutture sanitarie ospedaliere e a cui appartengono i campioni analizzati, risultano spesso simili, nonostante le intossicazioni siano provocate da funghi di specie diverse che a loro volta sono annoverati in letteratura in gruppi fungini potenzialmente responsabili di sintomatologie alquanto differenti.
    In particolare, infine, dai dati raccolti nel corso dell'attività svolta nel periodo considerato si evince che le intossicazioni imputabili ai funghi dichiarati commestibili rappresentano una problematica non solo assolutamente non trascurabile, ma addirittura un fenomeno caratterizzato da un trand in continua ed evidente ascesa nel tempo.
    Pertanto è ancora possibile pensare, facendo riferimento alle cause già note, che tale problema sia sempre e solo causato dall'eccessivo consumo di funghi, dalla scorretta modalità di preparazione e cottura, dall'aumentata intolleranza individuale nei confronti di questo alimento?
    Non si potrebbe trattare, al contrario, di un fenomeno più serio e più complesso di quanto si continui ad ipotizzare?
    La finalità che si propone il presente lavoro non è tanto quella di dare risposte definitive a queste domande, ma perlomeno di stimolare il dibattito su tale tematica, cercando di porre le basi per studi ed approfondimenti futuri.

    ore 12.45 Discussione

    ore 13.15 Colazine

    ore 14.00 Sessione Poster

    1) C. Melchioni: L'estrazione e caratterizzazione di principi psicoattivi isolati da matrici di origine naturale con particolare interesse nei confronti degli alcaloidi indolici presenti nei funghi allucinogeni.
    La Sezione Indagini sulle Droghe d'Abuso del Servizio Polizia Scientifica svolge accertamenti tecnici su campioni di sostanze stupefacenti provenienti da sequestri operati dalle Forze di Polizia su tutto il territorio nazionale, volti alla determinazione qualitativa e quantitativa dei principi attivi, delle sostanze da taglio e dei sottoprodotti di origine e lavorazione, al fine di contestare i reati di spaccio o di detenzione di droghe in sede di procedimento penale o amministrativo.
    Il riferimento normativo del nostro lavoro è il Testo Unico n. 309 del 9 ottobre 1990 al quale sono allegate tabelle in cui sono elencate tutte le sostanze che il legislatore ha ritenuto opportuno sottoporre a controllo.
    Se l'eroina, la cocaina, i derivati della canapa, sono le tradizionali sostanze oggetto di abuso, negli ultimi anni la tendenza del consumo di droghe si è spostata verso le droghe di sintesi quali le ecstasy; ancor più recentemente, in un clima culturale in cui vi è una rivalorizzazione di tutto ciò che è naturale, anche nel campo delle sostanze d'abuso si è registrata una preoccupante diffusione delle cosiddette "smart drugs", sostanze contenenti principi attivi di origine vegetale con effetti diversi che vanno dal blandamente stimolante all'afrodisiaco, all'allucinogeno. Queste droghe sono in vendita in tutta Italia in negozietti molto eleganti che si chiamano genericamente smart-shop, ma sono anche facilmente acquistabili on-line attraverso svariati siti Internet. I gravi problemi individuali e sociali connessi al consumo di tali sostanze hanno portato la magistratura e le Forze di Polizia ad indagare per definire questo nuovo fenomeno. Nel corso degli ultimi mesi, una operazione condotta dalla Polizia Postale ha portato all'intercettazione e al sequestro di grandi quantità di materiali di varia natura frutto di acquisti effettuati tramite Internet. La Polizia Scientifica si è trovata in prima linea nel dover dare risposte rapide e certe circa la natura di questi materiali nonché la presenza in essi di principi attivi. Tra i vari campioni arrivati nei nostri laboratori abbiamo analizzato oltre a piante quali la Salvia divinorum, l'Argyreia nervosa, l'Ipomoea violacea, anche discrete quantità di funghi allucinogeni.
    Dal punto di vista normativo sono incluse in tabella I sia le specie Psilocybe, Conocybe e Stopharia, sia i principi attivi maggiormente responsabili dell'attività allucinogena, psilocina e psilocibina. Lo stato in cui spesso il campione viene sequestrato, sottoforma di frammenti difficilmente riconducibili ad una specie ben precisa, e la necessità delle Forze di Polizia e della Autorità Giudiziaria di disporre di risultati in tempi brevi ha orientato il nostro lavoro verso l'analisi chimica volta all'identificazione del principio attivo piuttosto che verso l'osservazione morfologica per riconoscere la specie. Abbiamo utilizzato procedure veloci e semplificate per ottenere una estrazione quantitativa dei principi attivi dalle matrici vegetali, nonché metodi rapidi per la loro caratterizzazione chimica. Le metodiche messe a punto ci hanno permesso di stabilire la presenza nei reperti di principi attivi tabellati e di ricondurre quindi il materiale, di natura incerta, a funghi appartenenti al genere Psilocybe, Conocybe o Stropharia.

    2) M. Bissoli, R. Borghini, T. Giarratana C.A.V. di Milano: Sostanze allucinogene di origine naturale: dal sacro al profano.
    Vengono prese in considerazione le fonti naturali delle sostanze allucinogene, il cui consumo, in tempi più remoti, aveva sia significato terapeutico che religioso. Attualmente questa realtà è valida solo per alcune popolazioni relativamente isolate dalla civiltà tecnologica, mentre nel mondo consumistico vi è una frenetica attività di ricerca per uso esclusivamente ricreazionale. In Italia, il problema è assai più contenuto per una minore cultura dell'uso di queste sostanze, ma l'accesso sempre più diffuso ad internet, unito al revival della cultura "new age" sta avvicinando i giovani ai comportamenti osservabili in altre aree quali gli Stati Uniti, il Nord Europa o l'America latina. Il poster prende in considerazione le sostanze naturali (di origine vegetale e fungina) più diffuse ed utilizzate in Italia e nel resto del Mondo mettendone a confronto le varie caratteristiche.

    3) APAT NAT-BIO & ARTA Abruzzo: Biomonitoraggio del suolo nel Parco Regionale Sirente-Velino (Abruzzo)

    ore 14.30 Inizio delle relazioni - Coordina la Dr.ssa F. Assisi

    ore 14.30 L. Cocchi: Il "fungo di riferimento": un nuovo strumento di analisi micologica
    Diversi fattori possono influenzare l'accumulo e la concentrazione di elementi in tracce, metalli pesanti e radioattività nei funghi. La concentrazione di elementi viene generalmente considerata specie-specifica, ma anche la composizione del substrato può essere un fattore importante. L'uso del contenuto di metalli e altre composti nella ricerca ecologica o nella caratterizzazione tassonomica richiede la definizione del "fungo tipo di riferimento", cioè un fungo astratto che contiene i valori medi di ogni sostanza studiata, in analogia con la "pianta di riferimento" descritta da Markert o con l' "uomo di riferimento" stabilito dalla Commissione Internazionale di Protezione Radiologica.
    Abbiamo analizzato la distribuzione di arsenico, cadmio, piombo, mercurio e selenio in un gruppo di funghi, comunemente considerati commestibili, raccolti in provincia di Reggio Emilia (Italia) confrontandoli con il valore medio di un grande numero di campioni (circa 6900) di funghi studiati nell'ambito di una ricerca iniziata 15 anni fa. Si presentano i risultati di questo confronto e si discutono brevemente le implicazioni dell'uso delle concentrazioni degli elementi considerati nei funghi scelti nella ricerca tassonomica, ecologica e fisiologica.

    ore 15.00 C. Papetti: La Commissione Micotossicologia della Fondazione Centro Studi dell'A.M.B.

    ore 15.15 O. Tani: Linee guida per la gestione delle intossicazioni da funghi

    ore 15.50 R. Stanziale: Amanita proxima: descrizione di un caso clinico
    Viene descritto il caso di una donna latino-americana di 41 anni che è pervenuta alla nostra osservazione per un quadro clinico caratterizzato da: oligoanuria insorta improvvisamente dopo aver mangiato alcuni funghi di colore bianco 24 ore prima. Dopo circa 6 ore dal pasto, la paziente ha avvertito dolore addominale, vomito ricorrente senza diarrea. L'oligoanuria e mal di schiena sono apparsi 24 ore più tardi. Al momento del ricovero in Ospedale aveva valori elevati di creatininemia (5 mg/dl) e d'azotemia (114 mg/dl) con un lieve aumento delle transaminasi. La paziente appariva in condizioni cliniche soddisfacenti e l'esame clinico rivelava solo una dolenza evocata alla palpazione dell'addome. La persistenza dell'oligoanuria con incremento ponderale, insieme con un peggioramento del quadro clinico e metabolico ci ha indotto a trattare la paziente con emodialisi extracorporea e, qualche giorno più tardi, a eseguire una biopsia renale la quale ha dimostrato una nefropatia acuta tubulo-interstiziale con necrosi tubulare e deposizione di IgG a livello della membrana basale dei tubuli renali. A due settimane dall'inizio del quadro clinico, abbiamo notato una progressiva ripresa della diuresi con una lenta normalizzazione della creatinemia e dell'azotemia. Per questo abbiamo interrotto la terapia emodialitica e dimettere la paziente dopo 22 giorni di ricovero. La diagnosi micologica, fatta durante il ricovero della paziente anche mediante una ricognizione sul campo di raccolta, è stata quella di Amanita proxima. Questo fungo, del genere Amanita, è una varietà di Amanita ovoidea, che è commestibile e con il quale l'Amanita proxima viene erroneamente scambiata. L'Amanita proxima contiene alcune sostanze nefrotossiche come le norleucine alleniche e la cloroclotiglicina, un amminoacido non proteico che, diversamente dal Cortinario orellano, può produrre una insufficienza renale acuta oligoanurica in un intervallo di tempo molto più breve, con un lieve interessamento epatico, probabilmente mediante meccanismi anche di carattere immunologico

    ore 16.15 Discussione
    ore 16.45 Tavole Rotonde:

    1) Aspetti medico-legali del micologo (presieduta dal Dr. A. Grassi Presidente del Tribunale di Reggio E.)
    2) Procedure per la commercializzazione delle specie fungine in Italia (presieduta dal Dr. D. Monteleone, Direzione Generale Igiene Alimenti e Nutrizione)

    ore 18.30 Chiusura dei lavori


    Martedì 7 - I funghi allucinogeni

    ore 09.00 Inizio delle relazioni - Coordina la Prof.ssa P. Bonatti

    ore 09.00 V. Gemelli: Aspetti morfo-botanici dei funghi allucinogeni
    In alcune società primitive le piante ed i funghi dai quali derivano gli allucinogeni, sono noti da millenni e vengono utilizzati per la divinazione, le guarigioni, la comunicazione con potenze soprannaturali e la meditazione intesa a migliorare la comprensione di se stessi o la coesione sociale; essi servono anche a scopi meno elevati come mitigare la fame od alleviare le sofferenze e la noia. Il loro utilizzo è individuabile in tutte le regioni del pianeta: dal1'A. muscaria degli Iperborei, al soma dei Veda Indiani, all'Ergot usato nei misteri di Eleusi. Nelle Americhe del periodo precolombiano la ingestione di piante allucinogene era limitata ad una zona che si estendeva dall'odierno USA nord-occidentale al bacino nord-occidentale dell'Amazzonia. Il primo cronista, che ha riferito dell'uso di sostanze allucinogene, è stato il monaco domenicano Diego Duran che scrisse la "Historia de las Indias de Nueva Espana" seguito dal monaco francescano Bernardino Ribeira di Sahagun. Inviato al seguito delle truppe spagnole in Messico, come missionario nel 1529, scrisse nel 1560 "Historia general de las cosas de Nueva Espana", mentre le prime notizie circa l'uso rituale dell'A. muscaria sono state riportate nel 1730 da Johan von Strahlemberg di ritorno da un viaggio nella penisola di Kamciatka. Racconta infatti dell'uso rituale di questo fungo presso gli Ostriachi, Koriaki e Kamciadi. Dall'anno 1000 in avanti l'Europa fu colpita da un flagello che mietè numerosissime vittime e che fu chiamato fuoco sacro o fuoco di S. Antonio, come narra Sigebert de Gembloux, professore di teologia a Metz. Questo era dovuto all'ingestione di un ascomicete microscopico, la Claviceps purpurea, dalla quale nel 1938 i chimici Stoll e Hoffman, sintetizzarono la dietilammide dell'acido lisergico, che chiamarono LSD 25. I funghi allucinogeni appartengono ai generi Paneolus, Psilocybe , Stropharia e Conocybe , ai quali vanno aggiunti Amanita muscaria, A. canterina, A. citrina e la Claviceps purpurea come progenitrice di un allucinogeno. Le specie più attive sono quelle che crescono nei paesi tropicali: Messico del sud, America centrale, Bolivia, Africa equatoriale, India e Sud Est asiatico. Genere Psilocybe : quelle dei paesi tropicali sono: P. semperviva (coltivabile), P. messicana, P. atzecorum, P. zapatecorum, P. bacoecrystis, P. coerulescens; mentre quelle che crescono in Europa sono: P. rhombispora e P. cyanescens, P. crobula, P. tenax, P. coprophila, P. montana, P. inquilina, P. merdaria. Genere Stropharia, quelli dei paesi equatoriali sono: S. cubensis, S. venenata: mentre quelli che crescono in Europa sono: S. trausta, - S. semiglobata, S. rugosoanulata.
    Genere Panelus, le specie attive sono: P. subalteatus, P. papillonaceus, P. sphinctrinus, P. aller, P. cyanescens, P. phoenisecii. Genere Conocybe, le specie attive sono: C. subovalis, C. pubescens
    I principi attivi che agiscono sul S.N.C. sono: - bufotenina, contenuta nell'A. cit/rina e nei Paneolus; -muscarina, acido ibotenico, muscimolo, acetilcolina contenuti nell'A. muscaria e A. panterina
    - psilocibina e psilocina contenute nei generi Psilocybe, Strophari, Conocybe e Mycena.
    L'ingestione di questi funghi causa la sintomatologia narcotico-allucinogena, mentre l'ingestione di acetilcolina e muscarina causa l'attivazione dei ricettore colinergici muscarinico e nicotinico con una serie di reazioni a cascata che vedono il Ca come secondo messaggero con stimolazione del sistema simpatico e parasimpatico con aumento o riduzione del potenziale d'azione del muscolo cardiaco e della muscolatura liscia e striata. Bufotenina, psilocibina, psilocina e LSD sono classificati come agenti psichedelici agonisti a livello dei recettori della 5-idrossitriptammina o serotonina .
    Non è ancora chiaro come le sostanze psichedeliche agiscano sul sistema nervoso centrale. La teoria più comunemente accettata è quella dell somiglianza con la serotonina, che le fa accettare dal cervello, infatti tutte queste sostanze hanno in comune l'anello indolico. La trasmissione dell'impulso nervoso sulle aree cerebra1i coinvolte negli effetti psichedelici, dipende da un fattore positivo, l'acetilcolina che favorisce il passaggio e da un fattore negativo equilibrante, la serotonina che inibisce tale fenomeno. Nel cervello la scorta di serotonina è continuamente rinnovata partendo dal triptofano e successivamente ossidata in acido 5idrossiindolacetico espulso con le feci, ed acido indolacetico espulso con le urine. L'enzima di trasformazione della serotonina in acido indolacetico si combinerebbe con la molecola dell'allucinogeno bloccando il suo funzionamento. Ciò causerebbe un accumulo dell'ammina nel cervello, con conseguente stato di iper eccitazione. Secondo un'altra ipotesi, gli allucinogeni indurrebbero la cellula nervosa in errore, facendosi accettare come serotonina, ma questi non sono in grado di trasmettere normalmente gli impulsi nervosi da una cellula all'altra con conseguente deformazione dei segnali. Si ritiene che gli effetti allucinogeni siano determinati dalla presenza in posizione 4 o 5 di un gruppo ossidrilico e dalla metilazione dell'N nella catena laterale. Infatti il triptofano e la triptammina non producono effetti allucinogeni.

    ore 09.30 A. V. Vergoni: Funghi allucinogeni e caratteristiche farmacologiche
    Dagli anni '70 in poi anche in Europa si è diffuso l'impiego di funghi (detti anche funghi "magici" o funghi allucinogeni) quali sostanze d'abuso per ottenere importanti effetti psichici. I principi attivi presenti nella maggior parte di questi funghi (Psilocybe, Paneolus, Inocybe, ecc.) sono rappresentati dalla psilocibina e dalla psilocina. Altre specie producono invece composti correlati come alcaloidi isossazolici, acido ibotenico e muscimolo, alcaloidi triptaminici, ?-carboline, antrachinoni. Di queste sostanze verranno illustrati il meccanismo d'azione e le interazioni con l'organismo, gli effetti farmacologici e la tossicità. In particolare verrà preso in esame il coinvolgimento del sistema serotoninergico, che rappresenta il sistema neuronale principalmente coinvolto negli effetti psicotomimetici di queste sostanze. La psilocibina, infatti, è un potente agonista dei recettori 5-HT2A per la serotonina e altri composti agiscono stimolando la funzionalità del sistema serotoninergico. Gli effetti allucinogeni di questi farmaci nascerebbero dalla loro capacità comune di alterare la funzione di barriera della via talamocorticale che regola il flusso di informazioni, esterne e interne, alla corteccia. Si ritiene che la perdita di questo controllo al flusso delle informazioni sensoriali e cognitive porti a una inondazione di informazioni alla corteccia, a una conseguente frammentazione cognitiva e a veri e propri episodi psicotici con un meccanismo molto simile a quello che entrerebbe in gioco anche nella patogenesi della schizofrenia.

    ore 10.00 K. Kob: Manifestazioni cliniche e terapia nelle intossicazioni da funghi allucinogeni
    La sindrome psilocibinica, detta anche "micetismo cerebrale", é causata prevalentemente da funghi appartenenti al genere Psilocybe, consumati crudi oppure essiccati. Gli effetti allucinogeni di tali funghi erano già noti agli antichi popoli del continente americano. Gli Aztechi, per esempio, chiamavano tali funghi allucinogeni "teonanácatl" ("carne degli Dei") e li consumavano soprattutto in occasione dei grandi riti religiosi. Le princiali tossine responsabili sono la psilocibina, la psilocina, la bufotenina, la serotonina, la beocistina e la norbeocistina. Le sostanze sono prevalentemente derivati dell'indolo dotati di struttura chimica molto simile al dietilamide dell'acido lisergico ("LSD"), una potente droga allucinogena. Dopo un periodo di latenza che oscilla tra i 15 minuti fino a due ore, compaiono sintomi psicosomatici, cioè fisici e psichici di diverso grado, spesso dipendenti dall'aspettativa di chi ha consumato i funghi, della sua struttura psichica, dalla sua personalità, nonché dalle precedenti esperienze fatte con la droga. Intossicazioni accidentali sono quasi sempre vissute negativamente, spesso anche quelle voluttuarie. I sintomi fisici sono caratterizzati da cefalea, stordimento, vertigini, disturbi dell'equilibrio, miastenia, bradicardia, ipotensione e formicolio.
    I sintomi psichici possono essere vissuti, a seconda dello stato d'animo, sia positivamente ("good trip") che negativamente ("bad trip"). Possono, infatti, comparire senso di felicità, stato d'ansia, depressione dell'umore, sfrenatezza, disorientamento nel tempo e nello spazio, senso di felicità, illusioni, allucinazioni, perdita della personalità, delirio, fino a perdita della coscienza. La sfrenatezza, spesso rapportata alla struttura caratteriale del soggetto intossicato, può manifestarsi con agitazioni psicomotorie, aggressività o sensazioni erotiche.
    La psilocibina viene eliminata nelle urine, nella bile e nelle feci durante le prime 8 ore (80-90%); il restante 10-20% nell'ambito di una settimana. Di norma gli effetti da funghi allucinogeni scompaiono senza sintomatologia residua dopo 6 - 10 ore. Non sono noti fenomeni di dipendenza. Tuttavia, il consumo prolungato dei funghi allucinogeni può provocare gravi danni cronici al sistema nervoso centrale, ad esempio, con attacchi di panico, psicosi, allucinosi croniche. Terapia: lavanda gastrica all'inizio. Inoltre, trattamento sintomatico con sedativi al bisogno (diazepam, clorpromazina, ecc.). In base ai dati anamnestici ed alle manifestazioni cliniche, fisiche e psichiche, è opportuna la conferma micotossicologica. Dalla sindrome psicocibinica, bisogna, infatti, distinguere soprattutto quella panterinica, conseguente all'ingestione di Amanita pantherina, Amanita muscaria e Amanita regalis e raramente di altre specie. La sindrome panterinica è caratterizzata da nausea, vomito, dolori addominali, diarrea acquosa, accompagnati da uno stato di ebbrezza, come dopo assunzione di bevande alcoliche con disorientamento, difficoltà di deambulazione, tremore, crampi muscolari, agitazione psicomotoria, stato euforico, allucinazioni visive e colorate, delirio, raramente bradicardia ed ipotensione, in genere non variazioni di polso e pressione arteriosa. Le tossine responsabili della sindrome panterinica sono l'acido ibotenico, il muscimolo, l'acido iidroibotenico ed il muscazone.
    Per la sindrome panterinica viene consigliata la seguente terapia sintomatica e di supporto: lavanda gastrica, somministrazione di carbone attivato per ridurre l'assorbimento di tossine, soluzioni saline endovena, eventuali vasopressori, ventilazione assistita qualora se necessaria, sedativi al bisogno. atropina nei rari casi di comparsa di segni colinergici. Beug & Bigwood (1982) hanno descritto singoli episodi in cui persone in cerca di funghi di piccola taglia a lamelle più o meno scure, a scopo psichedelico, hanno ingerito specie del genere Galerina, Conocybe e Pholiotina, con una conseguente intossicazioni di tipo falloideo. Nasce da qui l'esigenza di escludere sempre una sindrome di tipo falloideo.

    ore 10.30 F. Assisi: Funghi allucinogeni: dall' etnomicologia all' abuso
    Il potere allucinogeno di alcune specie di piante è noto fin dai tempi antichi, infatti da quando l'uomo ha cominciato a raccogliere vegetali per cibarsi, ha provato sicuramente piante che lo hanno saziato, altre che non gli facevano sentire la fatica durante gli spostamenti, altre che lo hanno ucciso ed altre ancora che davano sensazioni "strane" di benessere, di forza, o che facevano vedere luci e colori mai visti prima. Ben presto l'uomo delle caverne ha sicuramente scoperto anche i funghi (fra tutti l'Amanita muscaria, sicuramente appetibile per il suo aspetto) di cui sono presenti incisioni su reperti archeologici risalenti a circa 10.000 anni fa (periodo paleolitico siberiano), sia in Siberia, presso il fiume Pegtymel, che su pitture rupestri datate tra i 9.000 ed i 7.000 anni fa, ritrovate in Algeria. In epoca precolombiana (dal 3.000 al 1.000 a.C.) in Messico e Guatemala l'elemento fungino compare nei mushroom-stones (funghi di pietra) raffiguranti figure totemiche umane femminili o animali (rospi) sormontate da un'ampia cappella fungina. Anche in Scandinavia sono state individuate immagini rupestri, riferibili a funghi, che risalgono all'età del bronzo (1.100 a.C.); dello stesso periodo sono anche i reperti scoperti a Ortaa-Sagol in Siberia. In tutti questi reperti archeologici il tema comune è una quasi magica sacralità dell'elemento fungino, che è rappresentato da un'iconografia simbolica, a volte molto esplicita, di una "divinità fungo", che in qualche modo gioca un ruolo importante nella vita delle società primitive di tutti i continenti. Le piante allucinogene sono state usate, - e tuttora vengono utilizzate, soprattutto nei paesi del centro e sud America, in alcune zone dell'Africa e dell'Asia -come mediatori tra l'uomo e le sue divinità (ad esempio l'oracolo di Delfi, gli sciamani, ecc.): si credeva che "il cibo degli dei" (psilocybe messicana) avvicinasse all'aldilà e agli dei e che servisse, inoltre, per predire il futuro e per prevenire e curare le malattie ecc. Nella civiltà occidentale il consumo dei funghi allucinogeni ha perso il suo valore di sacralità e lentamente ne è stato abbandonato l'uso, fino agli anni '70, quando lo studio dei coniugi Wasson sui funghi messicani allucinogeni non ha spinto i figli dei fiori a procacciare le specie fungine in grado di determinare allucinazioni, solo per il piacere di provare alterazioni dello stato di coscienza. In Europa, l'uso di funghi allucinogeni a scopo voluttuario è meno frequente, anche se negli ultimi anni sono state segnalate delle intossicazioni in giovani inglesi; anche in Italia, per imitazione dei coetanei britannici, ci sono stati rari casi di intossicazione. Le specie utilizzate a scopo voluttuario sono le Amanite muscaria e pantherina ed il gruppo Psilocybe, Conocybe, Gymnopilus, Panaeolus e Stropharia. Al Centro Antiveleni di Milano sono pervenute poche richieste di consulenza per intossicazioni per abuso da funghi allucinogeni: la maggior parte di queste intossicazioni presentavano quadri clinici di agitazione, dispnea e tachicardia; nel 2004 i pazienti che sono ricorsi alle cure ospedaliere per abuso di Amanita muscaria sono stati 2, per Psilocybe (non precisata) 2, per funghi allucinogeni non precisati 1. Invece si sono avuti, per ingestione accidentale, dei quadri clinici importanti con convulsioni: 1 intossicazione accidentale da Amanita muscaria e 4 da Amanita pantherina.

    ore 11.00 Coffee break

    ore 11.30 A. Bernicchia: Effetti psicotropi di Deadeleopsis tricolor
    Ester Speroni, Annarosa Bernicchia e Vittorio Gemelli:
    Basidiocarpi giunti intatti fino a noi dalle ere passate sono veramente rari, se poi i ritrovamenti risalgono al periodo neolitico sono da considerarsi senza dubbio più preziosi. Non si è ancora sopito l'interesse per "l'uomo del ghiacciaio" e per il suo prezioso fardello, rinvenuto sul ghiacciaio di Hauslabjoch, a pochi metri dal confine austriaco, in provincia di Bolzano, nel settembre 1991 che è rimasto intrappolato nei ghiacci per circa 5000 anni. Fino ad oggi i funghi "dell'uomo del ghiacciaio" erano in assoluto i più antichi, almeno nel continente europeo, e potevano essere considerati parte integrante della vita dell'uomo "venuto dalla preistoria" ma i ritrovamenti effettuati nel "Villaggio Marmotta, sotto il lago di Bracciano sono, senza dubbio, anteriori, risalendo al Neolitico superiore, circa 5700 anni a.C. I campioni rinvenuti sono 9, erano localizzati in zone diverse del Villaggio e sono pervenuti fino a noi in buone condizioni, preservati dagli strati di limo che li ricoprivano. L'esame macrocropico, l'insieme dei caratteri microscopici e l'analisi del DNA hanno permesso di determinare con certezza la specie fungina. Si tratta di Daedaleopsis tricolor che cresceva molto probabilmente su pali di quercia o alloro, abbondanti nella zona in quel periodo.
    Il numero abbastanza elevato di basidiomi, la sua presenza in alcuni luoghi sacri e nella casa del "santone" del villaggio hanno fatto pensare ad un uso "particolare" della specie fungina.
    Sono stati indagati alcuni effetti dopo somministrazione orale di un estratto di D. tricolor. Gli effetti prodotti possono essere attribuiti ad attività dirette al sistema nervoso centrale e sistema nervoso autonomo. Infatti gli esperimenti condotti sul topo ci suggeriscono la contemporanea modificazione sia del comportamento che di parametri fisiologici. Più specificatamente, si è osservata una riduzione dell'attività locomotoria e la comparsa di stereotipie legate principalmente agli aspetti comportamentali, ma anche alterazioni del tono muscolare e presenza di tremori legati all'aspetto neurologico e ancora alterazioni di parametri quali la piloerezione, la temperatura corporea, il ritmo respiratorio, legati invece all'aspetto autonomico.
    Questi risultati non permettono comunque di avanzare alcune ipotesi circa l'utilizzazione del fungo presso la popolazione che risiedeva nel contesto ambientale in cui è stato ritrovato il reperto. Alcuni effetti riscontrati, quali l'ipotermia che fa seguito alla somministrazione orale, potrebbero fare pensare ad un suo possibile uso terapeutico. Tale eventuale uso terapeutico potrebbe essere supportato da alcune osservazioni relative all'uso di altre specie fungine che nell'antichità pare fossero utilizzate a questo scopo. D'altro canto anche la tossicità riscontrata potrebbe far pensare ad un possibile uso quale tossico. In ogni caso queste considerazioni rimangono solo delle ipotesi, ma possono essere ugualmente avanzate soprattutto in analogia a quanto riportato circa i reperti dell'uomo di Similau. Al di là delle considerazioni sull'impiego terapeutico o tossico va sottolineato che l'estratto acquoso di D. tricolor contiene composti in grado di produrre delle modificazioni significative di parametri fisiologici e comportamentali.
    In conclusione, i dati preliminari ottenuti stimolano l'interesse a proseguire indagini più approfondite sia sotto il profilo fitochimico, per quanto riguarda il contenuto di principi attivi e la loro struttura chimica, sia sotto l'aspetto neurofarmacologico, per meglio valutarne i possibili effetti.

    ore 12.00 D. Monteleone: Funghi allucinogeni: La legislazione

    ore 12.30 Discussione

    ore 13.00 Colazione

    ore 14.00 Inizio delle relazioni - Coordina il Prof. C. Papetti

    ore 14.00 G. Visentin & P. Follesa: Funghi allucinogeni e Internet
    Internet permette di viaggiare in tutti i sensi, dalle conoscenze scientifiche alle richieste più banali in campo di droghe pesanti, leggere e allucinogeni. Da alcuni anni sono nati siti che permettono di ottenere informazioni sui funghi allucinogeni come le seguenti: "Cosa sono i funghi "magici"? - Che effetto hanno gli allucinogeni sul cervello? - Che uso se ne fa oggi? - Cosa sappiamo delle conseguenze acute e croniche di queste sostanze psicoattive? - Quali dovrebbero essere gli obiettivi della prevenzione?".
    Tramite internet è anche possibile effettuare acquisti e messaggi come quello che viene riportato sono sicuramente un forte stimolo anche per i consumatori più improbabili: "Presto li si potrà comprare nei supermercati di Londra. La legge inglese infatti non pone limiti in questo senso: dice solo che i funghi venduti devono essere freschi. Una società di nome Psyche Deli rifornisce dei famosi fughi l'altrettanto famoso mercato di Portobello Road nella mitica zona di Nothing Hill. Ma il commercio è stato un tale successo che presto i funghi dello sballo sbarcheranno in altri 30 negozi sparsi per il Paese. Insomma, in Gran Bretagna, il fungo allucinogeno non è vietato. Secondo il Misuse of Drugs Act del 1971, la psylocina e la psylocibina, le sostanze psicoattive contenute nei funghi, sono di fatto considerate droghe di classe A. Tuttavia, all'epoca era stato stabilito che soltanto i funghi "alterati da mano umana", ovvero essicati o surgelati per essere consumati successivamente, costituiscono di fatto una droga. Così, quando Psyche Deli ha contattato il ministero degli Interni per garantirsi di rimanere nell' ambito della legge, i funzionari hanno risposto in una lettera che "non è illegale vendere o regalare un fungo fresco".

    ore 14.30 Comunicazioni libere

    - Sergio Morra: Un caso emblematico di intossicazione da A. pantherina.
    In questa comunicazione viene descritto un caso di intossicazione da Amanita pantherina che, in realtà, è stato diagnosticato con molto ritardo, circa 10 ore, dall'ingestione; il paziente si è presentato in ospedale con un quadro clinico inizialmente compatibile con infarto miocardico acuto, poi escluso. Per la comparsa di parestesie agli arti superiori, agitazione psicomotoria e vomito è stata ipotizzata un'ischemia cerebrale, sono stati eseguiti tutti gli esami strumentali (TAC, EEG, RNM ecc.), allo scopo di confermare la diagnosi. L'agitazione del paziente ha richiesto sedazione con valium, e, per la persistenza del vomito, si sono rese necessarie intubazione e ventilazione meccanica. Vista la negatività degli esami, si è sospettata la natura tossica della manifestazione clinica: da una più approfondita anamnesi con i familiari si è risaliti ad una possibile intossicazione da funghi non controllati, raccolti dal paziente stesso, e dal lui consumati due ore prima dell'insorgenza del malore. All'analisi dei residui cotti di funghi è stata riconosciuta l'Amanita pantherina.
    Questo caso è emblematico della difficoltà, che spesso si incontra, nel diagnosticare le intossicazioni da funghi: a volte le manifestazioni cliniche mimano altre patologie per cui la diagnosi è forviata, con conseguente ritardo di intervento specifico per l'intossicazione fungina. Un'anamnesi accurata resta l'elemento principale nell'indirizzare correttamente la diagnosi.

    - Alfredo Vizzini: La sindrome coprinica: specie responsabili e nuove acquisizioni
    Viene effettuata una disamina critica delle specie che a livello della letteratura mondiale vengono citate come responsabili della sindrome coprinica, operando un aggiornamento anche tassonomico dei taxa coinvolti. Solamente per alcune di queste specie è stata messa in evidenza la presenza di coprina: per altre, con l'eccezione di Ampulloclitocybe clavipes, i metaboliti eventualmente implicati rimangono ancora sconosciuti.
    - Mazza Riccardo: L'informazione Micologica: Contraddizioni e pericoli
    Vengono proposti alcuni esempi di cattiva informazione micologica, spesso pericolosi sotto il profilo tossicologico: In conseguenza a ciò si ritiene opportuno ipotizzare la creazione di un Comitato Internazionale che valuti con severità le pubblicazioni (settoriali,divulgative, monografiche, oppure intere Collane) prima che queste entrino nel circuito edtoriale, al fine di tutelare l'utente ed evitare che questi - nella più totale buona fede - divulghi dati, nozioni e quant'altro possano mettere a repentaglio la salute e l'incolumità altrui.

    - Nella Catai: "Funghi magici hawaiani"
    Il sequestro, da parte delle forze dell'ordine della provincia di Cremona, di funghi allucinogeni appartenenti alla specie Copelandia cyanescens ha riproposto le problematiche tossicologiche e legali connesse al consumo di questi prodotti.
    L'utilizzo dei funghi allucinogeni per scopi religiosi e psicoterapeutici si perde nella notte dei tempi. Questa pratica, sviluppatesi in maniera probabilmente indipendente in tutto il mondo, è tuttora presente presso alcune popolazioni asiatiche, indonesiane e dell'America latina, oltre ad essersi diffusa in questi ultimi decenni fra i popoli di cultura occidentale, in particolare presso gruppi giovanili degli ambienti metropolitani. La ricerca biochimica in questo campo ha evidenziato come numerosi miceti siano in grado di metabolizzare sostanza chimiche, per lo più alcaloidi, note per le loro proprietà di agire sul sistema nervoso centrale. Fino ad oggi si conoscono 150 specie di funghi che la cui assunzione può indurre una modificazione degli stati percettivi e di coscienza; fra questi l'80% rientra nella classe biochimica dei funghi psilocibinici che producono i seguenti alcaloidi indolici: psilocibina, psilocina, beocistina, norbeocistina. La psilocibina e la psilocina fanno parte della famiglia delle triptamine che ha in comune l'aminoacido triptofano con il neuromodulatore serotonina. La psilocibina non presenta effetti caratteristici su organi isolati ma un marcato effetto inibitorio verso la serotonina. Dal metabolismo la psilocibina viene modificata in psilocina che è la molecola attiva (ottenuta defosforilando l'anello indolico) e ricercata per i noti effetti allucinogeni. Caratteristica di questi funghi è quella del viraggio blu-verdastro della carne alla rottura o all'invecchiamento, collegata con la capacità enzimatica del fungo di metabolizzare il gruppo indolico psilocibinico, con la conseguente trasformazione in un composto di colore blu. Sono state comunque evidenziate delle eccezioni riguardo singole specie, o anche all'interno della singola specie, per le quali l'associazione bluificazione/presenza di alcaloidi non è valida, venendo a mancare una delle due condizioni. Copelandia cyanescens, sinonimo di Panaeolus cyanescens, è una specie stercorale diffusa nelle regioni tropicali, ma rinvenuta occasionalmente anche in Europa e in Italia. E' probabile che la sua presenza vada comunque oltre all'occasionalità supposta e che il fungo abbia trovato nei pascoli equini una più stabile diffusione. I carpofori sono fortemente soggetti al fenomeno della bluificazione e contengono quantità di principi attivi che varia dal 0,2 e al'1,2 % del peso secco. Copelandia cyanescens è il fungo, presente in natura, contenente le più alte concentrazioni di psilocibina. I gravi problemi individuali e sociali connessi al consumo di funghi allucinogeni hanno sensibilizzato le istituzioni nazionali circa la necessità di sottoporre molte di queste sostanze al controllo della legge, prevedendone il loro inserimento nelle tabelle delle sostanze proibite allegate al T.U. 309/90 in materia di disciplina delle sostanze stupefacenti e psicotrope. Sul campione, consegnato in confezioni ancora integre al Laboratorio di Sanità Pubblica di Cremona, era impressa un'etichetta, scritta in olandese, in cui veniva sottolineata l'illegalità dell'estrazione delle sostanze psicotrope presenti nel fungo, che segnalava il divieto di acquisto ai minori di 18 anni e su cui venivano fornite le indicazioni d'uso e le controindicazioni. Il campione è stato sottoposto ad analisi morfobotanica sia nel Laboratorio di Cremona che nel corrispettivo di Lecco. Risultava costituito da carpofori essiccati di Copelandia cyanescens, (Berk. & Br.) Singer, in accordo a quanto dichiarato in etichetta. Si tratta di un carpoforo di piccola taglia, virante all'azzurro al tocco, caratteristica che mantiene anche da secco, composto da cappello conico campanulato, lamelle scure, gambo cavo e fistoloso, glabro con tonalità bluastre. Per la conferma della specie sono state isolate le spore, reidratando sottili sezioni di campione. Al microscopico le spore appaiono bruno scure in massa, lisce con poro germinativo centrale evidente e la presenza di cheilocistidi. Per attribuire con certezza il campione agli illeciti, si è proceduto all'estrazione dal fungo dei principi attivi e sottoponendo gli estratti ad analisi gascromatografica con rivelatore di massa: nel campione è stata rinvenuta psilocina.
    Nonostante il loro potente effetto psichedelico i funghi psilocybinici hanno una bassa tossicità, il che li rende "ideali" per chi vuole partire per il cosiddetto trip, un viaggio fantastico, extracorporale, in cui immagini e sensazioni sono di grande impatto emotivo. La maggior parte degli avvelenamenti di tipo allucinogeno derivano dall'assunzione volontaria di funghi, per lo più legate a curiosità e/o da iniziazione di gruppo verso i cosiddetti paradisi artificiali, ma anche perché, nella ricerca di effetti sempre maggiori, questi soggetti tendono a consumare quantità di sostanza tali da poter indurre quadri clinici di estrema gravità. Per questi motivi è molto importante, a nostro avviso, che questi prodotti facilmente acquistabili anche on-line, siano considerati alla stregua di tutte le altre droghe e sottoposti ai controlli analitici che ne conseguono nei laboratori di tossicologia.

    ore 16.30 Test finale

    ore 17.30 Chiusura dei lavori



    Segreterie
    Segreteria Scientifica
    - Dr.ssa Francesca Assisi - Centro Antiveleni, Ospedale Niguarda di Milano (MI)
    - Prof. Alfio Bertolini - Università di Modena e Reggio Emilia
    - Prof. Karl Kob - Presidente Gruppo Micologico A.M.B. di Bolzano
    - Dr. Marco Vinceti - Università di Modena e Reggio Emilia
    - Prof.ssa Anna Valeria Vergoni - Università di Modena e Reggio Emilia
    - Prof.ssa Piera Bonatti - Università di Modena e Reggio Emilia
    - Prof. Luigi Cocchi - Membro del Consiglio Direttivo dell'A.M.B.

    Segreteria Organizzativa
    - Prof. Carlo Papetti - Direttore Fondazione Centro Studi Micologici dell'A.M.B (BS)
    - Isp. Mic. Oscar Tani - Gruppo A.M.B. di Cesena (FO)
    - Sig. Gianfranco Visentin - Vice Presidente dell'A.M.B. (RO)
    - Prof. Luigi Cocchi - Gruppo Micologico "R. Franchi" di Reggio E.
    - Università di Modena e Reggio Emilia - Prof. Luigi Grasselli

    Commissione Tossicologia Fondazione Centro Studi Micologici dell'A.M.B.
    Brunelli Ermanno - mailto:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
    Tani Oscar - mailto:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
    Papetti Carlo - mailto:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
    Kob Karl - mailto:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
    Follesa Paola - mailto:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
    Cocchi Luigi - mailto:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
    Assisi Francesca - mailto:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
    Siniscalco Carmine - malto: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

A.M.B.

ASSOCIAZIONE MICOLOGICA BRESADOLA
via A. Volta 46, I
38123 - Trento (TN)
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